Enrico Ianniello - La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, di Enrico Ianniello

Recensione di Rosco di Sera

Ho ripreso a leggere con piacere. Quel piacere sottile che ti prende quando ti tuffi tra le pagine di un libro e scopri tra le righe piccoli tesori e, tra le parole, significati profondi che, alla fine della lettura, tessono una trama dentro di te e rafforzano le tue certezze.
E allora sorridi felice, perché qualcuno è riuscito ad esternare i tuoi pensieri, le stramberie di cui talvolta ti vergogni, le debolezze che cerchi, invano, di mascherare.
E allora sei veramente felice e, se ne fossi capace, “urlafischieresti” la tua felicità.
“Nelle pagine dei libri belli la parola è un segno nero che si muove, si disegna, fa delle curve, delle linee dritte, dei cerchi e tutti quei segni astratti significano di più di quello che veramente è la vita che tieni attorno, quando alzi gli occhi dal libro....”.
Nell’urlafischio di Isidoro Raggiola, appunto detto Sifflotin, c’è la spensieratezza dell’infanzia, il profumo della casa paterna, la morbidezza dell’amore materno, le scoperte dell’adolescenza, l’entusiasmo dei valori, la forza dei ricordi.
E c’è il dolore della separazione perché “tutte le cose che crescono se sparteno, si separano.....se così non è, non nasce mai niente altro di nuovo”. 
“Sparte e capisce”, insegna mamma Stella al piccolo Isidoro. 
Ma non è solo separazione dal passato, dagli affetti, dall’altro in genere, ma è anche e soprattutto separazione da se stessi, dalle proprie abitudini, dai propri convincimenti, dal proprio guscio.
“Tutte le cose che crescono se sparteno”, anzi crescono proprio perché si “sparteno”.
“Sparte e capisce”. Che poi diventa “perdi per prendere”, come avrà modo di imparare il giovane Isidoro. 
Perché nell’urlafischio del prodigioso Sifflotin c’è addirittura la perdita, il superamento della parola, c’è la capacità di muovere emozioni, di percepire e trasferire messaggi, di vivere e raccontare la vita, senza usare il verbo, ma semplicemente accordando se stessi con la melodia del mondo.
“Il mondo non esiste affatto se non c’è nessuno che trasformi la materia in canto, ode - o parodia -, poesia, romanzo, canzone, danza...”. 
Un mondo surreale, forse, raccontato da chi, con la leggerezza di un uccello, ha trasformato se stesso, ha saputo ri-creare il tutto, partendo dal “principio”.