Agata Bazzi intervistata da Maria Rosaria Selo

20 Settembre 2022

Settembre 2022 – Librellula n° 12

Agata Bazzi, palermitana, architetto urbanista, è l‘autrice di due romanzi, entrambi editi da Mondadori, che ho amato molto: l’ultimo, Ci protegge la luna, l’ho letteralmente divorato, e non mi sorprende più di tanto che stia già confermando e superando il successo di pubblico e di critica del precedente La luce è là. In attesa di presentare il libro alla libreria IoCiSto di Napoli, trascorriamo del tempo sedute ad un bar e ne approfitto per farmi raccontare, direttamente da lei, un po’ di Ci protegge la luna.


Ci protegge la luna è una storia che copre settant’anni circa, un periodo che va dalla fine della Prima Guerra Mondiale fino ai giorni nostri. E’ una storia che si svolge in un luogo speciale, che mi ha sempre molto incuriosito, ovvero i piccoli paesi rurali dell’Interno della Sicilia. In realtà, dietro questa scelta, c’è il sospetto – diciamo – che la vita nei piccoli paesi rurali, dove la natura è infinitamente soverchiante rispetto ai luoghi di aggregazione umana, abbia delle dinamiche sociali, psicologiche, affettive, completamente diverse da quelle a cui noi, che viviamo nelle grandi città, siamo abituati. In particolare, in questo piccolo paese che non ha un nome, racconto la storia di Rosa e di Beniamino, che sono una madre e un figlio. Oltre al paese, Rosa e Beniamino, l’altro protagonista è il grande amore tra una madre e un figlio. Poi c’è il tema della Storia. Nei paesi la Storia non arriva o, quando arriva, arriva diluita, accennata, distorta, il fascismo sembra un carnevale, non sembra una dittatura. Rosa e Beniamino sono due diversi, per ragioni molto contrastanti tra loro. Perché Rosa è una donna del passato, è una maga della natura, è una che porta con sé la grande tradizione della magia contadina. Beniamino è un ragazzo del domani, è uno che lotta per la dignità di essere se stessi. È uno che conosce la città, e in città impara, studia, diventa un’artista, ha un sacco di disavventure e poi torna al paese che è il suo nido. E c’è questo contrasto fra il Beniamino di città e il Beniamino di paese. In città lui può esprimere se stesso al meglio, ma in paese finalmente si riposa. In questo grande amore tra madre e figlio ci sono anche dei momenti di conflitto, ma alla fine c’è una riconciliazione, perché l’amore sana tutto.

I tuoi romanzi sono saghe familiari e parlano di uomini e donne della terra. Quanto c’è di vero nelle tue storie? Ci sono personaggi realmente esistiti?

Ne La luce è là certamente sì, perché è la storia della mia famiglia, sono centocinquant’anni di storia. Il mio bisnonno era un tedesco ebreo arrivato in Sicilia in quegli anni che si chiamano della “Palermo Felicissima”, gli anni degli imprenditori dello sviluppo industriale, che però poi subiscono le leggi razziali… in questi momenti bui, di paura, rimane la famiglia, l’unione. La storia di Rosa e Beniamino è una storia che nasce da una mia esperienza personale, perché io, che ho sempre lavorato nelle città, improvvisamente mi sono trovato ad andare in giro nei paesi per lavoro. E mi raccontavano delle storie meravigliose, e me le raccontavano così come è la vita dei paesi, senza tempo, con la massima calma, con un sacco di dettagli, e io ero assolutamente affascinata da questo mondo che non conoscevo. È nata così la storia di Rosa e Beniamino, ascoltando le storie dei paesi. C’è una bella parola in siciliano, si chiama “U cuntu”. “U cuntu” è la tradizione orale, i cantastorie delle piazze.

Quando ti leggeremo ancora? Stai scrivendo? Io non vedo l’ora di leggere un tuo nuovo romanzo…

Io sono molto lenta. Sì, sto scrivendo di nuovo una saga, di nuovo una storia di una grande famiglia, però questa volta calabrese. Con delle ramificazioni in Sicilia, perché uno di questi figli va a stare alle pendici dell’Etna, ma è una saga di una famiglia di artisti. Scultori e pittori, ma soprattutto di artisti dei presepi. In Calabria c’è una grande tradizione dei presepi e io sto scrivendo di quattro generazioni di artisti, con delle figure affascinanti. Anche qui si tratta di storie che mi sono state raccontate e che sto provando a raccontarle anch’io.

Grazie, Agata. Allora buon lavoro e ci diamo appuntamento da IoCiSto per presentare il tuo prossimo romanzo.

Maria Rosaria Selo

 

Agata Bazzi da ioCiSto

La sinossi di Ci protegge la luna

Sono gli anni che seguono il primo conflitto mondiale: siamo in Sicilia, a tre ore di carro dalla città, che è di fatto una presenza lontana. I braccianti si battono, albeggia una nuova consapevolezza, eppure, insieme al mondo che si muove, c’è la magia di una vita arcaica che resiste intatta. Splende più forte quando Caterina dà alla luce Rosa, una bambina che legge nella natura e sa inoltrarsi, con prensile leggerezza, nei segreti dell’animo umano. C’è chi vorrebbe chiudere “la piccola strega” in un convento, ma in realtà la Chiesa riconosce la sua naturale attitudine ad aiutare gli altri, senza mai chiedere danaro in cambio. La ragazza diventa donna, si sposa, ha tre figli – Mimmo, Ignazio e Beniamino. Come in una sorta di magica circolarità, Beniamino rivela, tale e quale a Rosa, una sensibilità particolare: è delicato, dolce, lo chiamano femminella, e, per quanto protetto dai fratelli e dall’amico Pietro, è esposto a una diversità che la stessa madre fatica ad accettare. Il tempo è ormai quello della Storia e Beniamino combatte perché il mondo cambi.

Maria Rosaria Selo, napoletana, è scrittrice e sceneggiatrice di cortometraggi e documentari. Ha pubblicato: iosonodolore (Kairòs, 2013), La logica del gambero (CentoAutori, 2015), Le due lune (Guida, 2019) e la raccolta contro il femminicidio Non una di più (Guida Editori, 2017). Con la raccolta di racconti La donna immaginaria ha vinto il premio Anna Maria Ortese. Il suo ultimo romanzo, L’albero di mandarini, edito da Rizzoli, è stato candidato al Premio Strega 2022.

 

 

 

 

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