Che direbbe Omero di un aereo, di Gigi Agnano

29 Ottobre 2022

Ottobre 2022, Librellula n° 13

Maria Elena Riccio, 2022

Ci piacciono i libri vitali. Quello che ci sorprende e in qualche modo ci sconvolge leggendo per esempio un classico è appunto la vitalità, il fatto di sentire vicini, attuali, vivi, autori vissuti in un tempo e in uno spazio assolutamente diverso dal nostro. Poi c’è l’anima. I classici ci colpiscono dentro e alla fine condizionano – purtroppo e per fortuna, nel bene e nel male – la nostra esistenza, il nostro modo di sentire. Quasi sempre ci mettono nella scomodissima condizione di dubitare chi siamo e per questo li apprezziamo di più, li amiamo, li consideriamo per l’appunto “classici”. Gli scrittori contemporanei, a volte persino inconsapevolmente, li imitano, ripropongono fondamentalmente le stesse storie, magari le attualizzano, le rielaborano, riproducendo in buona sostanza gli stessi enigmi, gli stessi misteri. Che poi sono da sempre quelli di quest’essere “effimero” (pare lo dicessero i Greci) che è l’uomo. I classici per la comunità dei lettori sono una malattia infettiva che viene da lontano, un meraviglioso virus infestante, per certi versi pandemico, che ora, mentre sto viaggiando sull’ennesimo aereo che mi riporta a casa da un posto decisamente fuori mano, mi fa venire voglia di riprendere, come fossero una quarta dose, l’Iliade, Conrad, Tolstoj o Hemingway, tanto per dire i primi che mi vengono in mente.

Gigi Agnano

 

 

Iscriviti alla nostra Newsletter per ricevere la Librellula e restare aggiornato sulle ultime novità, le iniziative e gli incontri di IoCiSto.