Che ore sono da voi? di Antonio Tabucchi

13 Novembre 2020
Non c’è solo il Tabucchi di Sostiene Pereira, il grande romanzo del 1994 tradotto a ogni latitudine. C’è un altro Tabucchi che, nel corso dei decenni, scommette sulla forma short-story – la “novella”, centrale nella nostra tradizione – e la rivitalizza, la rende esotica: da Il gioco del rovescio (1981) a L’angelo nero (1991), fino a Il tempo invecchia in fretta (2009), è come se immergesse la narrativa breve in un’acqua diversa, misteriosa. L’enigma, il rebus, la coincidenza, il piccolo equivoco senza importanza. Il retro dell’arazzo. C’è una folla di fantasmi buoni per strade e molti portoghesi; c’è uno scampanio festoso che arriva da Saint-Germain, Parigi; c’è un uomo che racconta un segreto alla tomba di Brecht, a Berlino; uno che osserva la luce che cambia in un istante nel cielo di Londra, «una insolita luce arancione». Basta un dettaglio a fare la differenza, a modificare la prospettiva sulla realtà. Le storie di Tabucchi sono storie “fatte a voce”, e d’altra parte lo scrittore è un collezionista di voci: «voci portate da qualcosa, impossibile dire cosa». Raccontare è un atto umano che nasce così, labbra e fiato; perché ogni racconto è una evocazione, e ancora, perché chi racconta può dare voce a chi l’ha persa o non l’ha mai avuta. «Da quale profondità della memoria veniva una voce che gridava?» leggiamo nel racconto Capodanno. Questa raccolta di racconti consente di scoprire o riscoprire la grandezza della narrativa breve di Tabucchi, le sue storie nella grande Storia: l’Italia povera e rurale degli anni quaranta, l’Europa sotto i fascismi, il colonialismo, gli anni della lotta armata, lo stordimento dopo la caduta del Muro, le ombre della contemporaneità.
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

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