Gli occhi di Sara, di Maurizio de Giovanni

30 Marzo 2021

Sara ha gli occhi ferrigni e il sorriso nascosto
Sara ha il dolore dentro e il destino segnato
Sara ha il passato ma non ha il futuro
Sara non ha speranze e non ne vuole
Sara non è niente, non è più nessuno, ha perso il grande amore della sua vita e il figlio che aveva lasciato al padre per inseguire il suo sogno.
Sara è sola.
Maurizio de Giovanni la racconta così la sua eroina, è l’incipit di tutti i suoi romanzi, una donna come una condanna, con il peso degli anni e dei dolori sulla pelle, nei movimenti stanchi, nelle viscere di vita che sembra una punizione e che, all’improvviso diventa speranza. Un nipotino, una nuora, un ispettore di polizia che le chiede aiuto. È questo tutto il mondo di Sara. Un microcosmo in cui la sofferenza la fa da padrona, legata ad un senso di giustizia che dovrebbe compensare vuoti e buio.
Siamo al quarto libro di una serie diventata già successo, che presto vedremo sugli schermi, una serie che ci ha abituato al pensiero, al grigiore di vite che hanno solo pallidi sussulti, a indagini che sembrano rompere schemi, ma che poi lasciano le soluzioni al lettore perché i personaggi, nonostante i successi investigativi rimangono nel loro limbo fatto di poco. Il terremoto però arriva. Le faglie della scrittura di Maurizio si sono smosse in questo libro dal primo capitolo, terribile, atroce, follemente ingiusto. Massimiliano sta morendo, Massimiliano muore di nuovo, Massimiliano non si può salvare, Massimiliano piccolo e pallido in un lettino di ospedale e nessuna speranza intorno.
Una vita che se ne va, l’ennesima nelle pagine di Sara?
Ingiustizia, infelicità, e poi pragmatismo e lotta. Non si può più soffrire e basta. Mai più.
Se c’è una speranza bisogna trovarla, agganciarsi a essa e andare avanti. Movimento perpetuo verso un eterno divenire, de Giovanni si sgancia dal solito schema. E si apre alla luce. Il grigiore dei capelli, l’inconsistenza del colore degli occhi della protagonista, le giornate uggiose descritte e raccontate come senza fine, diventano più bigie e più inconsistenti che mai per poi dare vita a un arcobaleno di colori, perché la speranza non è solo verde, è come il colore degli occhi di Sara, all’improvviso rivelato, cangianti e chiari, azzurri come il cielo, verdi come il mare. È vita. È respiro. È ricerca. È felicità. È famiglia, finalmente.
Un libro noir ma non troppo, un poco legato alla politica degli anni Novanta, le comunità rumene, la visita del Papa a Napoli, un poco giallo ma non troppo, senza sangue, ma pieno di disperazione, un libro documento sul dolore, ma come ricostruzione. Un poco, un poco, un poco, per essere tanto, così come lo scrittore ci ha abituato, senza smentirsi mai.
Da leggere assolutamente, perché ne vale sempre la pena.

[Consigliato da Federica Flocco]

 

 

 

 

 

 

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