Impossibile, di Erri De Luca

8 Ottobre 2019

“Conoscere gli avvenimenti di un’epoca attraverso gli atti giudiziari è come studiare le stelle guardandole riflesse in uno stagno”. Questa la posizione di un detenuto, ex terrorista accusato di omicidio/vendetta e di un magistrato che tenta di capire, attraverso un impossibile/possibile dialogo, i fatti accaduti. Della trama poco aggiungo. Il libro va letto. Quello che mi ha colpito è come De Luca riesca, in pagine e pagine di domanda e risposta tra un giovane magistrato del sud e un irriducibile imputato, ad entrare nella logica di entrambi seguendone i ragionamenti fondati su due concezioni dello Stato, della libertà e della giustizia diametralmente opposte. Del detenuto sapremmo davvero poco, se non ce lo raccontasse lui in lettere d’amore ad una donna a cui scrive dalla cella, nelle quali racconta anche dei disperati tentativi del giudice di parlare con lui per capire il movente del delitto di cui lo accusa e soprattutto per entrare nel merito di aspetti squisitamente politici quali irriducibilità (per uno il debito con lo Stato si salda, poi finisce; per l’altro è semplice irrecuperabiità), libertà (tenere insieme le conseguenze di quello che si fa, o rispettare la Legge?) o ancora il ravvedimento, inteso dal giudice come possibilità e dall’ex terrorista come commercio di se stesso. Dietro di loro, gli anni di piombo. Davanti a loro, la montagna, immobile, che chiama verso di sé il giudice e lo conduce a scoprirla per conoscere la verità giudiziale. La troverà?

Di Amedeo Borzillo

 

 

 

 

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