Il grigio, il rosso e l’ocra

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  • 15 Luglio 2020
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Il grigio, il rosso e l’ocra

Via Cimarosa 20, Napoli

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15 Luglio 2020

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15 Luglio 2020

STAMPA

IL GRIGIO, IL ROSSO E L’OCRA

di Vincenzo Crolla

Presentazione del libro “Il grigio, il rosso e l’ocra” di Vincenzo Crolla

Vincenzo Crolla è un viaggiatore tra le vene di Napoli e le proprie. È questo il suo Il grigio, il rosso e l’ocra. Finalmente partorito forzando una certa naturale pigrizia. Difficile dare una definizione di questo viaggio: saggio, romanzo, diario, inchiesta. Il lavoro di Crolla è un po’ tutto questo insieme in uno sforzo unitario e virtuoso: vicoli e chiese, piazze e musei, fondaci e scalinate. Nulla della città gli è sconosciuto. Vi indaga dentro così come in se stesso. Si tratta per questo di un libro che è anche una guida, nel senso più elevato e nobile, virgiliano, di questa parola. Un viaggio in cui Crolla ci accompagna con leggerezza apparente, quasi schizzandone i tratti come di un acquerello lieve. Se in filigrana in tutto il lavoro è presente una pasoliniana amarezza per ciò che è perduto mai ci sia adagia su questo passato miraggio. Il racconto si snoda tenerissimo e dolce, flessuoso, indugia sui particolari con grazia certosina. Quasi a sfiorare il sogno. Poi un po’ incupisce, scarta, ritorna vigile, e riemerge l’antico capotreno che punta, mai domo, al suo orizzonte lungo. A tratti alla città un po’ decadente sembra sovrapporsi qualche stanchezza dell’autore. Gli anni, gli amici perduti, i rimpianti. Ma sempre, ogni volta, Pasolini si fonde col Walter Benjamin dell’Angelus Novus, dal naturalismo descrittivo alla reazione dell’Angelo della Storia, quel suo indugiare sui resti di ciò che fu alle sue spalle ma anche quel vento potente che dal paradiso ne dispiega le ali e lo spinge al futuro. Nel suo racconto Crolla descrive ville, luoghi, edifici, fin nei loro particolari architettonici. E alla tristezza di lucciole, farfalle e cicale smarrite, intreccia sovente lezioni di storia. La Napoli greco – romana, le chiese e i campanili, che della città disegnano oltre che l’assetto urbano anche la cultura. E poi le acute intuizioni geopolitiche che da Partenope arrivano a inquadrare le coste calabresi e pugliesi, fino alla madre Grecia. Il racconto vive di questo persistente dualismo. L’istinto di Crolla sta nella ricerca di pace e di quiete, quasi un nichilistico ricongiungersi con la natura, pagine di rara efficacia lirica. Nel suo universo non è quasi mai inverno, il cielo non è mai plumbeo né il mare in tempesta. Per lui anche la burrasca è parte di un dipinto armonioso e sempre, tra nubi scure, riappare un raggio di sole. Sa di storia e di matematica, conta gli alberi e gli angoli, misura metri di strada, parla di geometriche nostalgie naturalistiche. E nella città cerca il respiro. Cogliendo qui uno dei nodi principali di questa metropoli. La fatica che fa a respirare. Non c’è alcun abbandono autocompiaciuto però a questo paradiso perduto. Vincenzo Crolla reagisce, sta nel presente. Il suo è un pensiero politico raffinato, mai demagogico. Si cela sapiente dentro efficaci metafore. Il libraio comunista. La passione politica affiora con misura, nel ricordo di qualche antico compagno di lotta, nella sua libreria Athena, nel conteggio delle banche che al Vomero hanno sostituito con l’economia finanziaria la produzione di cose e saperi. Narra di campagne, frutti freschi e distese di spighe, o di storie misteriose e profonde. Ritorna con la mente alla trama operaia di Napoli Orientale. E ai tanti personaggi incrociati, dei quali scruta acuto l’animo e la storia. Spesso figure semplici, che lo riconsegnano alle proprie origini operaie, la fatica, gli affetti familiari. E i ricordi dei compagni di strada e di avventura affiorano con garbo commosso, sempre con pudica misura. E con essi quel mondo solidale che furono quegli anni e quelle esperienze politiche e civili. Ricordi che certo portano indietro. Ma che non mettono col capo retrorivolto questo intellettuale formato nel conflitto di classe, cresciuto tenendo per mano una madre, spesso dolente e affannata, capace di mettere insieme, in una sintesi che ad altri livelli fu di grandi intellettuali, la bandiera rossa e la Madonna Schiavona. E da questa prospettiva Crolla ragiona, stringe nuove amicizie, si confronta con la rete. Vero, mancano tante cose. Soprattutto, come scrive in chiusura, il lavoro e con esso la vita che si nasconde e fugge. Ma Vincenzo Crolla non appare rassegnato. Come la principessa suicida per amore, che alle Fontanelle ancora vaga ansiosa e sudata alla ricerca del suo sposo senza requie. Anche Vincenzo Crolla a suo modo aspetta, continua la sua ricerca. E ancora suda.

Dialogano con l’Autore: Titti Marrone, Stefania Spisto, Antonio Bassolino e Vito Nocera

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