Insonnia, di Tahar Ben Jelloun

15 Ottobre 2019

Ci sono libri che è bello leggere di notte. Ce ne sono altri che si fanno leggere per tutta la notte e quando li finisci, all’alba, ti lasciano spaesato, con un senso di vuoto. A me è capitato con Dieci Piccoli Indiani, qualche Simenon, La Vita Assassina e, ora che faccio mente locale, con parecchi altri. Perché in passato pensavo ingenuamente che dormire fosse tempo sottratto alla lettura (e alla vita); in particolare, prima della pensione, quando il lavoro succhiava gran parte della giornata e ti lasciava troppo poco spazio per dedicarti alle cose che veramente ti piacciono.
Insonnia è l’ultimo libro di Tahar Ben Jelloun e l’ho finito stamattina, poche ore fa. Si legge in una notte.
È la storia di un tranquillo sceneggiatore che soffre appunto d’insonnia e che scopre che riesce a dormire solo dopo aver ucciso qualcuno.
Comincia con l’ammazzare la madre, ma il bisogno di dormire lo porta a districarsi in tutta una serie di vicende per procurarsi ulteriori vittime.
In realtà non si tratta di assassinii violenti, non immaginatevi il romanzo di uno spietato serial killer.
Il protagonista, infatti, più che uccidere, si limita ad accompagnare alla morte persone già in fin di vita.
In questo modo, come in un videogioco, guadagna dei punti sonno, che gli garantiscono il necessario riposo.
Non dico altro, se non che il romanzo si svolge a Tangeri, com’è successo altre volte nei lavori dell’autore marocchino. Ma non aspettatevi il folklore, le leggende, i colori sfavillanti, i profumi e i rumori dei primi romanzi di Ben Jelloun. Qui Tangeri potrebbe essere Roma, New York o Stoccolma.
E anche la scrittura mi è sembrata assai cambiata, forse in peggio: sempre lineare, quasi informativa, fin troppo equilibrata e priva della vivacità, dell’ironia, della brillantezza e del fascino dei suoi romanzi (per me) migliori, come Creatura di Sabbia o Notte fatale.

Di Gigi Agnano

 

 

 

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