Intervista a Giancarlo De Cataldo, di Cristina Marra

23 Ottobre 2022

Librellula n° 13, Ottobre 2022

Con Dolce vita, dolce morte di Giancarlo De Cataldo Rizzoli dà il via a Le Novelle Nere, una nuova collana che raccoglie brevi romanzi liberamente ispirati ai più intricati e misteriosi cold case italiani, raccontati nelle prossime uscite da autori come de Giovanni, Strukul, Veltroni. Cristina Marra ha intervistato De Cataldo per la Librellula.

Staccarsi da Manrico è necessario o il personaggio serial ti “perseguita” sempre?

Si è trattato di un distacco temporaneo… Manrico è vivo e lotta insieme a noi, e tornerà presto. Non è persecuzione, comunque: fra lui e me si è instaurato un ottimo feeling…

Da pugliese racconti Roma, dalla Suburra ai quartieri alti. Il male in una città antica e magica come Roma come convive con la sua bellezza?

Roma ha sempre vissuto delle sua alterità: le tante Rome si sono costantemente compenetrate. Chiaro e scuro, notte e giorno si alternano verrebbe da dire “affettuosamente” in questa città che è eterna anche nel suo perenne oscillare fra luminosità e tenebre. E’ vero che si potrebbe dire lo stesso anche di Londra, o di Parigi. Roma ha in più circa mille anni di storia, memorie, pietre e meraviglie che la rendono unica.

Vita e morte possono essere entrambe dolci come recita il titolo?

No, la morte è sempre orribile, e chiaramente il titolo gioca sul “dark side” della Dolce Vita.

Ripercorri gli anni Sessanta di via Veneto con personaggi realmente esistiti, scrittori, artisti, ricconi. “Gran parte di quel luccichio era solo apparenza” scrivi “dietro la quale si nascondevano superficialità, cinismo e cattiveria”. Sono stati anni molto noir?

Sono stati gli anni in cui abbiamo scoperto il fascino, fra perverso e ineluttabile, della cronaca nera; la televisione, da poco nata, ha fissato per sempre immagini indelebili nel nostro immaginario; per la lettura della sentenza del caso di via Monaci (l’omicidio di una signora assassinata da un sicario ingaggiato dal marito) si creò una coda di diecimila persone sul Lungotevere… tanto più un’epoca è “noir” quanto più come tale è percepita. E gli anni Sessanta videro il trionfo di una certa cronaca pruriginosa.

Marcello il protagonista, un chiaro omaggio a Mastroianni e Fellini, è un giovane non romano che si immerge nei ritmi della Dolce vita, ne trae benefici professionali, ma in fondo è una vittima di quel mondo che non gli appartiene?

No, non è una vittima. Ha artigli abbastanza affilati per potersi difendere. Ciò che gli manca è la tenacia per inseguire gli obiettivi più alti: scrivere il suo grande romanzo, per esempio. E’ indolente, seducente quanto sedotto dalla bellezza a cui si abbandona. Finché non si accorge che è troppo tardi, perché il tempo passa per tutti, anche per le belle e i belli. E’ un personaggio a cui guardo con tenerezza, nostalgia e un pizzico di severità.

Tante donne in questo romanzo , Greta, Marianne, Carolina, con ruoli di vittime ma anche di rilievo in quel cambiamento epocale di lotte, conquiste e di diritti acquisiti. Tanti personaggi femminili ci sono sempre nei tuoi romanzi dalla Svedese a Sbirre” a “Alba Nera”,  quanto ti piace raccontare le donne e entrare nella loro psicologia?

Mi piace immensamente perché adoro le donne, e più invecchio, più imparo ad apprezzarle e a stimarle. Del resto, sono stato fortunato, ho sposato una donna eccezionale, e per capire se i miei personaggi femminili funzionano mi basta osservare le sue reazioni: se scuote la testa, vuol dire che sono fuori strada…

Cristina Marra

La sinossi

1963. Luccicano le luci di Roma al tempo della Dolce Vita. Lampeggiano i flash delle macchine fotografiche tra le mani svelte e nervose dei paparazzi, gli scandali sono l’altro nome della mondanità. Nei caffè si tira tardi, il sogno più bello è quello che si sogna insieme. Sogna anche una ragazza tedesca: ha ventitré anni, si chiama Greta e vuole fare l’attrice. Finché, un giorno di maggio, viene trovata uccisa a coltellate in un palazzo nei dintorni di via Veneto. Sotto la superficie abbagliante della capitale, infatti, si nascondono gli abissi. Lo sa bene Marcello Montecchi, trent’anni, brillante firma di un prestigioso quotidiano romano. Il suo direttore gli ha chiesto di seguire il caso senza sapere che lui, Greta, l’ha conosciuta davvero, durante incontri fugaci al sapore di whisky e sigarette. E, ora, dovrà addentrarsi nel lato segreto e oscuro di quella inafferrabile ragazza. Attraverso una lente narrativa inedita e affascinante, Giancarlo De Cataldo, ispirandosi a un inestricabile cold case che ha segnato i nostri anni Sessanta, ci racconta le ossessioni e i misteri della città eterna.

GIANCARLO DE CATALDO è nato a Taranto e vive a Roma. Ha scritto numerosi romanzi e saggi tradotti in tutto il mondo, tra cui ricordiamo Romanzo criminale (2002) e Suburra (2013, con Carlo Bonini), diventati film e serie tv di culto. Per Rizzoli ha pubblicato L’India, l’elefante e me (2008), In giustizia (2011), Il combattente (2014), Sbirre (2018, con Massimo Carlotto e Maurizio de Giovanni) e Alba nera (2019). Il suo ultimo romanzo è La Svedese (Einaudi, 2022).

Cristina Marra giornalista pubblicista, si occupa di critica letteraria da diversi anni con particolare riferimento alla narrativa giallo-poliziesca. È stata direttore artistico di numerosi festival tra Festival Lipari Noir, Arena Faletti di Ombre Festival, Calabria Noir Festival, Bologna on the road, Le strade del noir, Festival del Giallo di Cosenza. È organizzatrice di diverse rassegne letterarie e ha scritto racconti noir presenti in diverse antologie. È Direttore della collana noir Emozioni d’inchiostro noir e Piccoli noir dell’editore Laruffa.

 

 

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