Intervista a Letizia Vicidomini, di Cinzia Martone

21 Novembre 2022

Novembre 2022, Librellula n° 14

Letizia Vicidomini, è tornata lo scorso 15 novembre da IoCiSto, suo luogo del cuore, dove ha presentato in prima assoluta a Napoli, il nuovo romanzo noir Dammi la vita, edito da Mursia nella collana Giungla gialla. Letizia è una delle “signore in giallo” più apprezzate in Italia e molto amata dal suo fedele pubblico di lettori per l’autenticità e la semplicità con cui parla di se stessa e del proprio lavoro. Come il precedente La ragazzina ragno, anche Dammi la vita è ambientato tra i vicoli di Napoli, che Letizia conosce profondamente e ama. Andrea Martino, commissario in pensione, è coinvolto in questo romanzo in ben due vicende, un delitto legato al mondo della musica e del Conservatorio e la morte sospetta di una bambina.

Ho avuto al fortuna di conoscere ed intervistare Letizia per La Librellula e sono stata rapita da un romanzo avvincente, con una costruzione che affascina e cattura senza riserve il lettore e incantata dalla persona che ho avuto la fortuna di incontrare.

Sei una sperimentatrice, nella scrittura esplori le varie sfumature che può avere un noir (psicologico, ispirato a fatti di attualità, al mondo degli adolescenti, legato ad un luogo in particolare). Quanto è importante, per uno scrittore, essere sempre in ricerca e in ascolto?

Credo che entrambe le cose siano essenza stessa del miracolo della scrittura. Vivo costantemente in ascolto della vita – la mia e quella che si svolge intorno a me – e ne ricevo linfa e materia da manipolare. Il passo successivo è la ricerca volta all’approfondimento di ogni argomento trattato, per poterne raccontare senza infingimenti e giochi di prestigio: occorre innanzitutto il rispetto per chi legge e si fida di me.

Il lavoro che svolgi nella scuola ti consente un occhio privilegiato di osservazione sulla attuale generazione di adolescenti, che fanno paura per la loro voracità, per quanto pretendono dalla vita non fermandosi davanti a nulla per ottenerlo. Hai realmente incontrato qualche adolescente che ti abbia ispirato il personaggio di Maya ne La ragazzina ragno?

In realtà ho mescolato tante suggestioni, come sempre accade. Chi scrive storie è come un tessuto spugnoso che incamera tutto ciò che lo attraversa: quando lo strizzi ne esce un liquido che racchiude tutto quanto ha assorbito ma al tempo stesso è anche tutt’altra cosa, una nuova vita. Maya è un puzzle di ragazzine viste sciamare per le scale della mia scuola, incrociate in strada, viste in tv. Adolescenti fragili e apparentemente forti, che spesso vanno incontro a destini difficili e deviati per l’assenza di figure di riferimento. Il mio libro è un j’accuse a genitori distratti, docenti superficiali, istituzioni poco presenti e strutturate. Spero davvero possa servire a smuovere qualche coscienza.

Il processo di documentazione per scrivere un giallo quanto è importante?

È fondamentale, se vuoi scrivere di verità. A ottobre scorso ho vinto un premio con “Il segreto di Lazzaro”: non lo dico per autocelebrazione ma solo per dimostrare quanto la documentazione sia fondamentale quando si ci muove tra giallo e noir. La selezione della giuria del premio Giallo Garda, capitanata dal Presidente Carlo Zaza, ex magistrato, è durissima. La correttezza procedurale e i riferimenti giuridici sono requisito essenziale per la partecipazione e la vittoria, per questo mi sento particolarmente orgogliosa di aver visto riconosciuto l’impegno e lo studio.

In Dammi la vita, il tuo ultimo romanzo che hai presentato per la prima volta a Napoli da Iocisto, la nostra città torna prepotentemente protagonista. Il giallo, il noir ambientato a Napoli, restituisce della città un’immagine svincolata dagli stereotipi che tutti conosciamo, diventa veicolo di importanti tematiche sociali, culturali, psicologiche. Credi che anche per questo motivo, i tuoi romanzi possano essere letti da tutti, giovani e adulti?

Ne sono convinta e ne ricevo conferma ogni giorno. Le mie storie sono lette in maniera trasversale, anche grazie al fatto che molti docenti le veicolano nelle proprie classi. Pensano, come me, che sia il modo migliore di utilizzare il noir come romanzo sociale e di formazione, oltre al fatto che la “mia” Napoli sa essere dura e bellissima, sporca e sfarzosa, accogliente e scontrosa, unica sempre. E non può lasciare indifferenti.

Letizia Vicidomini, finalista del Premio Mysstery, giugno 2021

Come mai hai scelto di intrecciare, come due temi principali in una partitura, due storie, quella di Marlena Vichi, giovane musicista di talento, docente presso il Conservatorio di Napoli, ammirata e odiata per il suo successo e quella della piccola Aurora Maisto prematuramente scomparsa?

Si sono presentate a me per quello che io chiamo il “miracolo” della narrazione, spontaneamente. Sapevo solo di voler parlare di musica e di sentimenti, poi tutto si è andato addensando, i personaggi sono diventati persone davanti ai miei occhi e sotto i tasti del pc, facendomi piangere e ridere, raccontandomi la loro esistenza di carta.

Il commissario Martino, in pensione da diversi anni, torna anche in Dammi la vita, come si evolve questo personaggio?

Andrea è ormai un amico caro, per me e per molti dei lettori. Non lascia indifferenti, è un uomo che fa dell’amore per gli altri la sua divisa, praticando la misericordia come dovremmo fare tutti. Storia dopo storia si rivela sempre più umano, con le sue paure, i dolori che lasciano cicatrici, la passione per il cibo e le piante, il senso del dovere che non l’ha mai lasciato. Sta invecchiando, ma lo fa con dolcezza e amore per la vita, che non è mai vissuta con sciatteria ma rispettandone il valore.

Ri-costruire sulle macerie? Il tuo romanzo si chiude con un raggio di luce…si può rinascere dalle proprie ceneri?

Ogni libro che scrivo porta una luce con sé, requisito fondamentale quando si racconta di morte e sentimenti corrotti. È in opposizione al nero che tutti i colori risaltano: uno dei motti di mia madre era che non c’è notte così buia che non sia preludio dell’alba, per questo sono fermamente convinta che si possa sempre rialzare.

In attesa del tuo prossimo romanzo, ci regali un’anticipazione?

In realtà ho un paio di racconti in scrittura che andranno a far parte di due raccolte collettive molto belle, e per un po’ mi dedicherò a portare “Dammi la vita” in giro per l’Italia.

Grazie, Letizia, per la generosità con cui ti sei raccontata per i lettori de La Librellula.

Grazie a te e un saluto a tutti gli amici di IoCiSto.

Cinzia Martone

La sinossi

LETIZIA VICIDOMINI – DAMMI LA VITA (Mursia, pp. 255, 17 euro)

Marlena Vichi è una musicista di successo, direttrice d’orchestra e docente presso il Conservatorio di Napoli. Sposata da diverso tempo con un suo ex maestro più grande di lei, non disdegna di allacciare relazioni discrete con alcuni dei suoi studenti. L’ultimo in ordine di tempo minaccia di rendere pubblica la loro storia, ma prima che possa portare alla luce il legame clandestino succede qualcosa di drammatico. Andrea Martino è un commissario in pensione che veste ancora la divisa di uomo di legge, pronto a mettersi al servizio della Polizia. Viene coinvolto nella morte sospetta di una bambina avvenuta qualche mese prima, e si troverà anche al centro della vicenda di Marlena. Due storie che si sovrappongono e si muovono sullo scenario di una Napoli continuamente in bilico tra la bellezza e l’orrore, e quelle verità nascoste da tempo che finalmente vengono rivelate.

LETIZIA VICIDOMINI è nata in provincia di Salerno e lavora a Napoli. E’ speaker radiofonica (RTL 102.5, Kiss Kiss, Radio Marte). Ha pubblicato per Homo Scrivens: La poltrona di seta rossa (2014), Nero. Diario di una ballerina (2015), Notte in bianco (2017), Lei era nessuno (2019), Il segreto di Lazzaro (Premio Giallo Garda, 2021). Con Mursia i suoi ultimi due lavori: La ragazzina ragno (Premio Garfagnana in Giallo, 2021) e Dammi la vita, appena uscito in libreria.

 

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