Intervista a Maria Rosaria Selo, di Annamaria Cretella

21 Novembre 2022

Novembre 2022, Librellula n° 14

A colloquio con Maria Rosaria Selo: si parla ovviamente del suo L’albero di mandarini  (Rizzoli), di saghe familiari, di Napoli e di Rio de Janeiro, ma anche di progetti futuri. Annamaria Cretella l’ha intervistata per gli amici de La Librellula.

L’albero di mandarini è una storia fortemente autobiografica. Nel tuo libro racconti, in un arco temporale che va dagli anni ‘30 agli anni ‘80, le vicende di Maria Imparato e della sua famiglia che sono, come hai più volte ripetuto, le vicende ovviamente romanzate della tua famiglia. Maria Imparato è tua madre, Severina Balestrieri è tua nonna. Ed è una storia aspra, piena di ferite, di contrasti, di sogni, ma anche di grandi delusioni. Quanto fa male scavare tra ricordi così dolorosi e quanto aiuta la scrittura ad avere uno sguardo più positivo sul futuro?

L’albero di mandarini è costruito intorno ad un amarcord, per cui non è stato semplice per me mettere le mani nel dolore, scavare, cercare di trovare quelle chiavi che prima non avevo per raccontare una storia così potente come quella di una donna che sia mia madre, ma che ne rappresenta mille, emigrate in Brasile, affrontando una situazione così delicata e difficile. Però c’è anche una salvezza. Già la penna normalmente ha una funzione catartica. In questo caso è come se io avessi rimesso al mondo mia madre, le avessi dato una dignità e reso in qualche modo giustizia facendo leggere le sue vicende, facendole passare di mano in mano, coinvolgendo i lettori in una storia profonda, umile, ma anche, diciamo così, “alta”.

Il tuo è un romanzo corale con tanti personaggi. Potremmo dire che tra tutti questi personaggi si possa individuare un legame invisibile? Peraltro, trovo molto poetico il titolo del del romanzo, l’albero mi sembra un po’ il porto sicuro di Maria, il luogo dell’anima, l’amico cui confidarsi. Ci dici come l’hai scelto e cosa rappresenta? 

L’albero di mandarini è esistito veramente, era l’albero sotto il quale la protagonista, ovvero mia madre, giocava. E’ il filo rosso che accompagna tutto il romanzo, è un po’ il “correlativo oggettivo”, è un luogo per eccellenza. Poi rappresenta la famiglia, c’è anche questa visione metaforica dell’albero con le radici nascoste nelle profondità della terra e la bellezza fuori, le fronde, i rami, i frutti profumati, i fiori che vengono anche utilizzati per il bouquet delle spose. Quindi è un albero che rappresenta l’unione, la bellezza, l’amore.

Poi tra i personaggi potremmo dire che ci sono anche Napoli e Rio de Janeiro…

Napoli e Rio sono due città molto simili, con un mare bellissimo, i panorami mozzafiato, le stesse contraddizioni, la stessa povertà e, allo stesso tempo, una ricchezza spropositata. La protagonista, che peraltro non parla portoghese, ahimè, non entra mai in empatia con il luogo, con Rio, perché le manca essenzialmente l’amore della famiglia. E’ come se camminasse senza una gamba, lavorasse senza un braccio. Si ritrova a vivere in un luogo bellissimo, ma da lei in parte odiato.

Qual è stato il commento di tua madre e quale pensi che sarebbe stato quello di tua nonna al romanzo?

Mia madre è stata al principio reticente, poi si è sciolta, si è aperta, mi ha raccontato tanto perché si è resa conto del senso e dell’importanza di questo scritto e mi ha regalato un romanzo che mi ha consentito di arrivare ad un grande editore e a tutte le cose belle che ne sono seguite. Per quanto riguarda Severina, mia nonna, beh, io sono stata l’unica in famiglia ad accoglierla, a volerle bene e devo dire che il romanzo lo devo a lei più che a mia madre, perché se non ci fosse stata Severina, con gli inciampi che ha procurato a mia madre, il romanzo non sarebbe esistito. Io sono sicura che mia nonna sta ridendo come era solita fare.

Ho letto che stai preparando un prequel dell’albero dei mandarini. Puoi dirci a che punto sei?

Dunque, il prequel è in scrittura e sono a metà della storia. Ti dico però in anteprima che c’è un nuovo romanzo che uscirà a fine maggio. Si chiama Vincenzina ora lo sa, sempre pubblicato con Rizzoli, ed è tutt’altra storia. Una nuova storia, ambientata negli anni ’70, con una nuova protagonista, sempre donna… donne forti, donne dure… quello insomma che ci piace, che ci piace essere.

Dai, che bella notizia! Grazie Rosi per il tempo che hai voluto dedicare ai lettori della Librellula.

Grazie a te, Annamaria, e agli amici della Librellula.

Annamaria Cretella

La sinossi

MARIA ROSARIA SELOL’ALBERO DI MANDARINI (Rizzoli, pp. 348, 18 euro)

Maria Imparato è cresciuta in una casa piccola e affollata, con un albero di mandarini proprio al centro del cortile. Ha mani da sarta, una massa di capelli scuri, il corpo sottile di chi ha conosciuto la fame e il calore di Napoli che le scorre nelle vene. Quando incontra Tonino Balestrieri, la guerra è finita da poco e sognare sembra di nuovo possibile: quel ragazzo di buona famiglia, bello ed elegante, non ha occhi che per lei. Per diventare sua moglie, Maria dovrà sfidare l’ignoranza della gente dei vicoli e il pregiudizio dei quartieri alti, e infine emigrare in Brasile, con un oceano a separarla da tutto ciò che ama. Ma la miseria torna sempre a galla, come la schiuma del mare. A Rio de Janeiro, insieme a Tonino, la aspetta Severina, elegantissima e spietata, una suocera dagli occhi di serpente disposta a tutto pur di scacciarla via. Maria sa che il futuro si affronta senza paura, e per la sua libertà è disposta a lottare. «Se tieni delle ferite devi guardarci dentro» si dice, «perché è là che ci trovi la bellezza.» Sarà il suo passato a darle la forza per andare avanti, per sfidare il destino e ripartire ancora una volta. La sua storia attraversa il Novecento come un’onda ribelle e tenace, e ci racconta una vita eccezionale, fatta di sogni, di fatica e di passione.

 

MARIA ROSARIA SELO napoletana, è scrittrice e sceneggiatrice di cortometraggi e documentari. Ha pubblicato: iosonodolore (Kairòs, 2013), La logica del gambero (CentoAutori, 2015), Le due lune (Guida, 2019) e la raccolta contro il femminicidio Non una di più (Guida Editori, 2017). Con la raccolta di racconti La donna immaginaria ha vinto il premio Anna Maria Ortese. Il suo ultimo romanzo, L’albero di mandarini, edito da Rizzoli, è stato candidato al Premio Strega 2022.

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