Intervista a Sandrone Dazieri, di Denise Antonietti

2 Novembre 2022

Librellula n° 14, Novembre 2022

Sandrone Dazieri è tornato da IoCiSto con il suo nuovo romanzo Il male che gli uomini fanno. Denise Antonietti lo ha intervistato per noi restituendoci un’immagine dell’Autore che forse non tutti conoscono, quella di un grande lettore, uomo sensibile, simpatico, molto solitario, a volte fuori posto, che ha usato la scrittura per salvarsi da se stesso.

Il male che gli uomini fanno è il titolo, ma direi che anche il “bene” segue strade parecchio tortuose nel suo romanzo. Qual è il suo rapporto con i concetti di “bene” e “male”, da scrittore? 

Da scrittore varia di romanzo in romanzo, a seconda della storia che sto raccontando, come essere umano ritengo il male la mancanza di empatia. Quando non riusciamo a metterci nei panni degli altri, quando non capiamo il dolore che provochiamo, quello è il male. Se, invece, riesci a sentire l’effetto che le tue azioni provocano nel prossimo, se le senti su di te almeno in parte, allora il male non si produce. E’ abbastanza semplice, in realtà. Il bene, però, è più complicato. Non è solo NON fare del male a qualcuno – ma bisogna aiutare questo qualcuno a migliorare la propria esistenza. A volte basta poco, come offrire un pranzo a un poveraccio, altre volte è più difficile, come mettersi tra un violento e la sua vittima, ma più o meno è sempre questo. E se si alza la scala, se per esempio ti trovi nei panni di un politico o di un legislatore, questa può essere una bussola semplice da seguire. Mi chiedo perché lo facciano così in pochi. Io uso queste regole per orientarmi nel mondo, e quando sono in dubbio su qualcosa mi chiedo: a chi giova?, chi danneggia?, e tutto diventa più semplice.

Ai lettori fedeli che arrivano a leggere fino all’ultimissima pagina ha fatto un regalo (che non sveliamo)… possiamo sperare in altri regali futuri per noi, magari più corposi? Immagina un lungo futuro per Itala e Gerry?

Non lo so. Il mio problema con i romanzi che scrivo è che sono sempre un parto lungo e doloroso, perché esiste sempre uno iato tra quello che so fare e il mio gusto. Il mio gusto, addestrato da tanti anni di buone letture, è sempre un po’ più in alto di quello che so fare. Mi sento sempre come un dilettante di mezz’età che gioca a calcetto a confronto con Vialli o Pelé. Ma è nello sforzo di colmare questa distanza tra quello che so fare e quello che vorrei riuscire a fare che di solito escono le mie cose migliori. Detto questo, una volta finito il percorso che porta alla fine del romanzo, i personaggi sono scolpiti dentro di me (ne facevano già parte in qualche modo) ma sono un po’ spaventato a riprenderli in mano, perché ho paura di non riuscire a trattarli come meritano. Alcuni sono più semplici da gestire, come il Gorilla che è il mio alter ego, altri come Dante o Gerry richiedono la storia adatta. A volte viene, a volte no.

                                                                                                                                                                            Sandrone Dazieri  da IoCiSto con Gabriella Giglio e Sergio Savastano

Leggendo il suo romanzo si ha l’impressione che lei riesca a trattare la provincia italiana come un luogo di respiro internazionale. Ci racconta con che occhi guarda quello che la circonda? Con lo sguardo di un uomo del posto, o con quello di uno straniero?

Io non mi sento a casa da nessuna parte, se non negli spazi ristretti famigliari. Ho legami esili con Cremona, Milano, Mosca, Pergola, Brescia e tutti gli altri posti dove vivo o ho vissuto. Sono molto simile in questo a molti dei miei personaggi, come Dante o il Gorilla. Sempre fuori posto, sempre di passaggio, sempre un filo a disagio. Sono un drop out, un disadattato, e se non avessi buttato questo mio essere nella scrittura probabilmente sarei finito sotto un ponte. Questa mia attitudine, però, è un vantaggio per uno scrittore, perché mi permette di notare cose che gli altri non riescono più vedere, o di raccontarle in modo diverso. Forse è questo che rende i luoghi di cui racconto più “universali” e comprensibili anche agli stranieri.

Denise Antonietti

La sinossi

Trent’anni fa Itala Caruso, poliziotta soprannominata la Regina e a capo di un giro di corruzione, viene incaricata di trovare le prove per mandare in carcere l’uomo accusato di essere il Persico, l’assassino che ha rapito e strangolato tre ragazze adolescenti. Itala non può rifiutare, ma sa che sta facendo la scelta sbagliata. Oggi, un uomo dai lunghi capelli bianchi rapisce sul cancello di casa la sedicenne Amala Cavalcante e la imprigiona nel sotterraneo di un vecchio edificio. Amala capisce che non uscirà viva da lì, a meno che non trovi il modo di fuggire. Francesca Cavalcante è la zia di Amala ed è un avvocato. Trent’anni prima ha difeso senza successo l’uomo accusato di essere il Persico. Lei sa che il suo cliente era innocente, e che il vero assassino è ancora in giro. E che forse è stato lui a rapire sua nipote. Gershom Peretz, detto Gerry, dichiara di essere un turista israeliano, ma è arrivato subito dopo il rapimento di Amala e sembra disposto a tutto pur di ritrovarla. Anche a uccidere.

SANDRONE DAZIERI è nato a Cremona nel ’64. Indiscusso maestro del noir italiano, ha pubblicato il suo primo romanzo – Attenti al Gorilla – nel ’99 edito da Mondadori, cui seguiranno La cura del Gorilla per Einaudi, Gorilla Blues e Il Karma del Gorilla per Strade Blu Mondadori, aventi per protagonista il personaggio omonimo che è l’alter ego dell’Autore. Nel maggio 2014 esce Uccidi il padre (Mondadori), un thriller con protagonista la poliziotta Colomba Caselli. Del settembre 2014 è invece I semi del male (Rizzoli), scritto con Carlo Bonini, Giancarlo De Cataldo, Marcello Fois, Bruno Morchio ed Enrico Pandiani. Nel novembre 2016 Mondadori pubblica L’angelo, un nuovo romanzo giallo con i personaggi di Dante e Colomba. È sceneggiatore e story editor per il cinema e di numerose serie televisive. L’ultimo suo lavoro del 2022 è Il male che gli uomini fanno pubblicato da HarperCollins.

Denise Antonietti, nata nel 94, laureata in archeologia, vive a Napoli. Ha esordito nel 2020 con Trans-Sibérien. Il mistero dell’oro degli Zar  pubblicato da Schena editore.

 

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