La memoria rende liberi, di Enrico Mentana e Liliana Segre

10 Febbraio 2020

Vi riproponiamo un libro bellissimo, scritto con grande intelligenza, senza retoriche o autocompiacimenti, pieno di grande umanità nonostante il male ricevuto. Enrico Mentana raccoglie la testimonianza di Liliana Segre, Senatrice a vita della Repubblica Italiana, una delle poche bambine italiane di origine ebrea sopravvissute ad Auschwitz. La Segre, in prima persona, ci racconta la sua vita da quando, a soli otto anni, le leggi razziali sconvolsero la sua esistenza e quella di tante famiglie ebree in Italia. Commovente ed emblematico il carteggio con Primo Levi e la loro visione diversa della sofferenza, che in lui si trasformerà in suicidio e in lei in una parola sola da diffondere ovunque: speranza. Una speranza capace di sconfiggere il distacco e il disinteresse, in grado, attraverso il ricordo e la presa di coscienza, di non nutrire la banalità del male, ma consapevolmente capire che la memoria stessa può rendere liberi.

“Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere.” Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e a poco a poco il suo mondo si sgretola: diventa “invisibile” agli occhi delle sue amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e al suo papà i cancelli di Auschwitz. Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra, in un Paese che non ha nessuna voglia di ricordare il recente passato né di ascoltarla. Dopo trent’anni di silenzio, una drammatica depressione la costringe a fare i conti con la sua storia e la sua identità ebraica a lungo rimossa. “Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea”. Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d’eccezione in un libro crudo e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il rapporto con l’adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera e la gioia ritrovata grazie all’amore del marito Alfredo e ai tre figli. Un racconto emozionante su uno dei periodi più tragici del secolo scorso che invita a non chiudere gli occhi davanti agli orrori di ieri e di oggi, perché “la chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore”.

 

 

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