Le alternative non esistono, di Claudio Giunta

30 Maggio 2020

Tommaso Labranca è morto nell’estate del 2016. Aveva 54 anni. Infarto? Suicidio? I suoi amici hanno opinioni diverse. In ogni caso, non molti si sono accorti della sua morte, perché non molti sapevano chi fosse, al di fuori di una cerchia abbastanza ristretta di addetti ai lavori: scrittori, critici letterari, autori televisivi. Ma i pochi che lo conoscevano pensavano che fosse uno dei più importanti intellettuali della sua generazione, forse il più importante: e se si leggono o rileggono i suoi libri si capisce che avevano ragione. Dall’inizio degli anni Novanta alla metà degli anni Dieci, dagli esordi con Einaudi e dall’invenzione di Anima mia con Fazio e Baglioni alle collaborazioni pagate a pezzo per «Cronaca vera», in questa repentina parabola di caduta Labranca non ha mai smesso di riflettere e di scrivere, in maniera spesso geniale, sulle cose che hanno riempito la nostra vita e il nostro immaginario nell’ultimo mezzo secolo: le canzoni, i film, l’arte contemporanea, la pubblicità, la televisione, e insomma tutto quello sterminato, ubiquo prodotto che va sotto il nome di cultura pop. Questo libro racconta la vita di Tommaso Labranca, spiega che cosa ha pensato e che cosa ha detto nei suoi venticinque anni di lavoro, e attraverso di lui ridescrive da una prospettiva inedita l’interessante, divertente, straziante magma culturale nel quale tutti noi siamo immersi.

 

 

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