L’uomo del bosco, di Mirko Zilahy

11 Maggio 2021

“Alcune strade portano più a un destino che a una destinazione”.
Questa è una delle citazioni di Jules Verne che più si adatta all’ultimo romanzo di Mirko Zilahy, L’uomo del bosco. Un lavoro letterario che è un vero caleidoscopio di variazioni che coinvolgono ritmo, narrazione, stile, personaggi. Un libro che incanta e trasporta chi legge in una esperienza che va oltre il semplice piacere della lettura e che si dipana in una sorta di educazione alla stessa che l’autore ha avuto la capacità e il coraggio di mettere in atto.
Uno Zilahy nuovo, come non lo avete mai letto, che parla di personaggi nuovi e ambientazioni inedite, con uno stile e un linguaggio studiati fin nei più piccoli dettagli eppure in grado di prendere immediatamente la pancia di chi legge. E anche il genere scelto non è più il thriller ma il mistery colto, frutto di uno studio, di una cura, di una ricerca che diventano cornice perfetta per l’indiscusso talento letterario dell’autore.
Pertanto non si stupiscano più di tanto gli innamorati del commissario Mancini e della Trilogia del Caos se non riconosceranno nulla del vecchio Zilahy ne L’uomo del bosco perché questo romanzo è l’evoluzione di un percorso di composizione artistica e personale fortemente voluta. È la sfida letteraria di un autore che sceglie scientemente di non adagiarsi in una collaudata “confort zone”, ma di esplorare invece tutti i confini a cui si può arrivare partendo da una precisa affermazione autoriale.
E il senso ultimo di un percorso da compiere e risolvere finisce per essere anche quello del personaggio principale del libro che nel corso della narrazione passa dall’essere la stella più brillante del firmamento a essere vittima di ombre e fantasmi determinati a fagocitarlo.
John Glynn, scienziato di fama mondiale, sta presentando trionfalmente al mondo la sua invenzione: una sonda geofonica in grado di “ascoltare” la voce del pianeta Terra e i movimenti della crosta terrestre; uno strumento sofisticatissimo in grado di prevedere terremoti e catastrofi sismici e quindi di salvare milioni di persone. L’autore, Glynn, ce lo mostra così, all’apice di un successo lavorativo e personale indiscutibile, ma non è così che rimane.
Il passato di John, che lui ha cercato di confinare in una dimenticanza ostinata, torna infatti sotto forma di incubi, eventi straordinari, messaggi da ex compagni di scuola e attraverso una vecchia videocassetta. E il tutto sembra iniziare proprio nel momento in cui John Glynn decide di trasferirsi con la famiglia nell’incantevole territorio di Civita di Bagnoregio, uno dei borghi più suggestivi di Italia, abitato ormai solo da pochissime persone.
A questo punto del romanzo chi legge comincia un vero e proprio percorso di iniziazione che tocca la psicologia classica, la letteratura di genere, la ricerca sperimentale, il mondo infernale e quello che custodisce e nasconde. Ma deve lasciarsi guidare dall’autore come Dante fa con Virgilio perché solo così riuscirà a capire che il mistero di cui si serve Zilahy per raccontare è il vettore più importante per una narrazione che è anche di scoperta e conoscenza.
E ai lettori più attenti non sfuggirà affatto l’unico retaggio del passato letterario dell’autore, quello che riguarda il ruolo delle figure femminili che, anche in questo lavoro, sono il vero deus ex machina dell’intera storia.
Linda Volyn, le dita nella crocchia in cima al capo e le ginocchia farfuglianti dei suoi dieci anni, adesso ne aveva quaranta. Come in quella tragica notte le sue mani frugavano tra le ciocche in cerca di risposte che gli occhi non erano in grado di darle.
Ed è attraverso di loro che il racconto raggiunge una forma di scrittura intimista che si dipana in riflessioni e dialoghi in grado di coinvolgere emotivamente chi legge e far scattare quel tipo di identificazione così preziosa e affatto scontata.
Una emozione che difficilmente si riscontra in altri libri di genere e che segna un punto decisivo per un romanzo considerato in prima persona dall’autore una vera sfida.
Sfida brillantemente vinta con talento e creatività.
E allora fatevi stupire da L’uomo del bosco e lasciatevi andare a una lettura che vi emozionerà nella stessa misura in cui vi intrigherà perché è questo che deve fare l’Arte con la A maiuscola.

[Consigliato da Antonia Del Sambro]

 

 

 

 

 

 

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