Mexico City blues, di Jack Kerouac

29 Luglio 2020

Un libro di scabra bellezza e paradossale potenza, pervaso da una caotica, folgorante sete di spiritualità, qui presentato con un ampio glossario che ne mette in luce le fonti di ispirazione e l’aspetto musicale. Un inappagabile anelito verso l’assoluto, espresso nei modi del jazz, tra Gautama Buddha e Charlie Parker. È questo il cuore di Mexico City Blues (1959), il più ricco, emblematico e importante libro poetico di Kerouac, scritto durante il soggiorno messicano del 1955 in un momento nodale della sua evoluzione personale e letteraria: un poema composto da 242 “chorus” – l’unità di un tema jazz sulla quale i solisti improvvisano – in cui si intrecciano sapienza buddhista, dati personali, memorie familiari, l’esperienza beat (ribellione, droga, viaggi), il fantasma di Neal Cassady, gli indios del Messico e gli indiani di quel Canada del quale la famiglia Kerouac era originaria…

 

 

 

 

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