Questa sera è già domani, di Lia Levi

26 Agosto 2019

Lia Levi, ebrea. Oggi quasi novantenne, incomincia a scrivere a 63 anni. E subito sciorina un bel po’ di romanzi quasi li avesse trattenuti a forza. Si tratta in gran parte di libri per ragazzi, ma non solo. Evidentemente le preme raccontare ai giovani il nostro triste recente passato. Vince anche alcuni premi e l’ultima produzione si piazza finalista allo Strega.

Ne ho letti di romanzi che trattano l’argomento, ma questo è diverso. Ha una leggerezza che non è inconsistenza, ma è la leggerezza delle cose quotidiane. Gli anni, quelli del fascismo fino ai dolorosi momenti del ’43, sono raccontati da Alessandro, all’inizio bambino poi adolescente, che ci fa partecipe dei suoi sentimenti, del rapporto con i genitori, dei suoi innamoramenti, del suo accogliere la religione ebraica con una svariata gamma di sensazioni, della fuga in Svizzera dopo l’8 settembre. Lo stile, anche quello, è lieve, fluido, pacato, mai ridondante.

E mentre da lettore partecipi alle vicende di questa famiglia… sorridi, ti incupisci, provi rabbia, paura e dolore, ritorni al tema eterno della persecuzione continuando a non comprendere perché mai si venga discriminati per questioni religiose. E purtroppo, pur senza volerlo, pensi ai respingimenti di oggi e capisci che la Storia è una grande maestra, noi dei cocciuti pessimi allievi.

 

Di Maria Grazia De Dominicis

 

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