Stoner, di John Williams

6 Marzo 2020

William Stoner è un ragazzino di campagna, che vive nelle pianure centrali degli Stati Uniti. Il padre lo manda a studiare all’università, Agraria, perché lo aiuti poi a curare la terra di famiglia, una volta tornato a casa. Ma Stoner rimane affascinato, durante un corso di letteratura, da un sonetto di Shakespeare, e capisce di colpo, come un’illuminazione, che non tornerà a fare il contadino.  La sua vita partirà da lì, e comprenderà un matrimonio che fallirà, una figlia che perderà, un’amante, una carriera universitaria che per il suo rigore non decollerà mai. Affronterà, poi, come tutti, prosaicamente, la morte.
Una vita senza sussulti, senza grandezze, senza eroismi. Una vita attraversata con accettazione, con serenità, con discrezione – non con rassegnazione, forse con disincanto? – forse con profondo spirito protestante, ma assorbito, trasformato in senso laico: la vita è fatta di doveri da compiere, di compiti da svolgere, a partire dagli eventi che la conducono, che ci conducono, lungo una strada piuttosto che lungo un’altra. E non c’è controprova, non è dato sapere – né ha senso chiederselo – “Come sarebbe andata se…”
Questo è quello che racconta l’autore, John Williams, di cui si sa poco, e che è rimasto virtualmente uno sconosciuto per quasi cinquant’anni: il romanzo, infatti, pubblicato nel 1965, è stato riscoperto solo nel 2003, grazie al passaparola dei lettori, e tradotto in italiano da Fazi nel 2012, facendoci scoprire un personaggio straordinario, profondamente interno alla vicenda dell’umano contemporaneo, un modello di individuo che sembra riecheggiare le parole di Peter Berger, uno dei padri della sociologia fenomenologica: “Il sé è un buco, che in qualche modo, in ogni modo, deve essere riempito, da noi o dagli altri”.
E Williams – come un fenomenologo – ci racconta una vicenda umana senza giudicare, senza commentare, descrivendo eventi e pensieri, e dando vita a un personaggio straordinario, umanissimo, cui non possiamo non affezionarci.

Di Adolfo Fattori

 

 

 

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