Tam Tam: “Gli invisibili” di Pajtim Statovci, di Francesco De Filippi

20 Ottobre 2022

Librellula n° 13 – Ottobre 2022

Pajtim Statovci , Gli invisibili (Sellerio)

Quando si nasce nessuno dice che potresti anche avere la sfortuna di essere invisibile. Perché l’invisibilità non è un gioco mai. È qualcosa che fa male perché figlia di un’inglobante e incattivita indifferenza. Una società che marchia ogni diversità non può ritenersi inclusiva. Lo sa bene Milos uno dei due protagonisti di questa storia che fin dall’inizio ha un’identità sessuale ben definita. Lui è omosessuale, non vorrebbe nascondersi ma è costretto a farlo. I sedici capitoli del romanzo ruotano tutti attorno al termine conflitto dispiegato in ogni sua forma, trovando nel genere epistolare la sua espressione più elevata. All’interno delle pagine c’è il climax del rifiuto. Non è solo familiare ma anche sociale e nazionale. Milos si porta dentro una sorta di maledizione s’innamora di uomini sposati e questo non fa che incrementare il germe dell’inquietudine che lo fa sentire totalmente irrisolto. Per lui è in arrivo la prova più grande. Il cuore inizia a battere per Arsim, un uomo che dovrebbe odiare. È scritto, è così perché uno è serbo e l’altro albanese. Arsim è un uomo canonico che ha sempre rispettato le leggi e fatto tutto quello che serviva per essere considerato socialmente un uomo giusto e rispettabile. L’uomo nasconde in realtà una rabbia inquietante che non riesce a definire o a controllare e questo avrà conseguenze devastanti per tutti. Il rapporto con Milos è la sua isola felice, però per accettarlo nella sua pienezza deve compiere il percorso di accettazione e non è facile rinnegare le proprie certezze. Milos e Arsim si ritrovano a essere la parabola universale, dell’accoglienza dell’altro, perché basta anche solo una carezza per far cessare la paura del buio o del vento. Se quel vento però si chiama guerra cosa si può fare? Riusciranno i due fiori a restare aggrappati alle radici del cuore oppure saranno destinati a soccombere? Un altro degli aspetti che rende inevitabilmente speciale questo romanzo è la prosa incantevole di Statovci perché riesce magistralmente a raccontare pagine intrise d’amore e d’orrore . La magia di un sentimento si fonde con la crudeltà quotidiana e ci mostra lo stile variegato che lo contraddistingue. Pur raccontando gli anni Novanta e Duemila in Kosovo l’autore sembra svolgere una disarmante disamina sulla società attuale che risulta annebbiata da uno snervante consumismo e da una cattiveria gratuita e ingiustificata. Pur essendo un romanzo con un’impronta prettamente maschile, c’è un personaggio femminile fortissimo, Aishe, la moglie di Arsim. Commuove la sua dedizione al marito e alla famiglia. Colpisce per la personalità pragmatica, pur essendo defilata, conforme ai canoni sociali del Kosovo e non solo. La donna però troverà la forza di ribellarsi a tutto questo comprendendo che prima di qualsiasi convenzione sociale deve rispettare e amare se stessa. Un libro in cui l’autore analizza l’animo umano, in tutte le sue pieghe, anche quelle più oscure aprendo anche una finestra sulla pedofilia. In questo libro è possibile riappropriarsi del senso curativo presente sia nella medicina sia nella letteratura. Si può altresì svolgere un parallelismo con uno dei romanzi di Giacomo Verri, pur raccontando periodi storici differenti, ci sono gli stessi pesi e gli stessi dolori. Questo ci fa capire che l’evoluzione sociale è solo apparente, perché alcuni aspetti sono rimasti immutati e un altro candore non è al momento possibile. Un testo che non perdona in cui ogni elemento è vivido, dove ogni pagina è scritta con cuore e sangue e chissà se prima o poi in questi frammenti sparsi di vita, spunterà un arcobaleno.

Francesco De Filippi*

*tutte le recensioni di Francesco De Filippi le trovi sul suo blog letterario La casa delle storie

 

 

Iscriviti alla nostra Newsletter per ricevere la Librellula e restare aggiornato sulle ultime novità, le iniziative e gli incontri di IoCiSto.