Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, di Cesare Pavese

26 Marzo 2021
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, pubblicato postumo, comprende dieci poesie (otto in italiano e due in inglese), tutte scritte tra l’11 marzo e il 10 aprile del 1950 a Torino e tutte inedite, ritrovate fortuitamente tra le carte di Pavese dopo la sua morte, in duplice copia, nell’ordine in cui sono state pubblicate. La raccolta, pubblicata da Einaudi nel 1951, comprende anche i versi appartenenti al gruppo La terra e la morte, che furono composti nel 1945 a Roma e pubblicati nel 1947 sulla rivista «Le tre Venezie». Si tratta di liriche d’amore, permeate di una struggente nostalgia e scritte con uno stile insolito per Pavese. Sono dedicate all’attrice statunitense Constance Dowling, l’ultimo suo amore non corrisposto, conosciuta alla fine del 1949. Con la raccolta Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, l’autore riprende i temi già sperimentati nei componimenti più tardi di Lavorare stanca e nelle poesie di La terra e la morte. La donna, la cui liricizzazione avviene attraverso le metafore dei grandi temi dell’autore come la terra, la vigna, il vento, la vita e la morte, è il motivo unico e assoluto che pervade tutte le liriche dell’opera e, come ben scrive Gianni Venturi, «non è più e solo il termine di paragone della realtà simbolica, ma è la realtà, la speranza e la disperazione».
 

 

 

 

 
 
 
 
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