Elogio di san Gennaro, di Pietro Treccagnoli

8 Aprile 2021
Per quanto si possa essere miscredenti, indifferenti o atei senza freni, bisogna sempre fare i conti con san Gennaro, con il suo miracolo e con il suo sangue. Perché, per quanto si possa essere devoti alla “logica”, bisogna sempre fare i conti con il “mistero”. Ogni napoletano lo sa. E ogni 19 settembre che il Padreterno manda in terra, il suo primo pensiero è sapere se san Gennaro ha fatto il miracolo. Non sarà vero, sarà un trucco clericale, ma che costa crederci? Il miracolo del sangue è rassicurante e gratuito. E mette di buonumore. San Gennaro è così indissolubilmente legato alla storia di Napoli da essere, assieme al suo acerrimo nemico, il Vesuvio, uno dei simboli internazionali della città, che non conosce confini geografici. Il suo sangue è come la lava del vulcano, che però vivifica senza distruggere. Ma, soprattutto, san Gennaro tiene sempre vivo il paganesimo incoercibile di Napoli, la città più greca ed epicurea d’Italia, e fa risplendere il dorato barocco della metropoli più orgogliosa e spagnola della Penisola. Questo elogio vuole essere una confessione di impotenza verso l’ignoto e un invito a chi non ha avuto la fortuna di nascere napoletano a godere del mistero che come il sole illumina questo paradiso abitato da diavoli.
 
 

 

 

 

 
 
 
 
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