Trio, di Dacia Maraini

3 Agosto 2020

Nella scrittura Dacia Maraini mette sempre più una grazia leggera uguale a quella riflessa nel suo sguardo azzurro da adolescente. Ritroviamo ora quel tocco di grazia nell’ultimo suo romanzo, Trio – Storia di due amiche, un uomo e la peste di Messina (Rizzoli, pagg. 112), dove si racconta un’amicizia di ragione e sentimento tra due donne così come vorremmo che fosse ma non è. Solo una scrittrice come lei, che sullo stare al mondo delle donne ha scritto libri su libri, fondato teatri, lanciato iniziative editoriali, sociali e culturali di ogni tipo, poteva creare il clima narrativo giusto per un confronto di interiorità tra due creature femmine, come potrebbe essere se davvero la sorellanza vincesse sulla competizione. Così le amiche-sorelle Agata e Annuzza, di cui conosciamo la voce dallo scambio di lettere che compongono il romanzo, hanno i tratti idealizzati di donne libere dall’ingombro delle convenzioni, al punto da condividere lo stesso uomo fronteggiando il morso al cuore della gelosia. Perché Trio è appunto storia utopica di un triangolo amoroso armonico, capace di racchiudere nella cornice affettiva di un equilibrio perfetto Annuzza, la sua migliore amica Agata e il marito Girolamo, la cui voce in queste pagine non risuonerà mai, essendo lo scambio epistolare riservato alle due amiche. Un racconto lungo, o romanzo breve, sulla valenza salvifica e edificante delle relazioni femminili, dunque, potenziale ma nella realtà ancora non plausibile né alla portata dei più. Una favola allegorica sulla gelosia e la smania di possesso come infezione capace di diffondersi, ammorbando i rapporti umani. Né è causale il legame tra le relazioni sentimentali e la peste: quella qui evocata è l’epidemia che arrivò via mare, da una tartana, e colpì Messina nel 1743, provocando un’ecatombe. La peste, con la paura del contagio, scivola di continuo nella storia, affiora tra le righe e vi si insedia, con sapienti espedienti narrativi che la rendono accostabile all’attuale vicenda del Coronavirus. È la causa del trasferimento di Agata e Girolamo da Messina alla campagna, delle angosce di Annuzza rimasta in una Palermo assediata dal timore di diffusione del morbo. Ma è anche presente come sottotesto minaccioso, aleggia sulle due donne quasi a voler evocare il rischio contagioso del conformismo sociale nella loro relazione.
Dacia Maraini rivela che il romanzo è lo sviluppo di un breve testo scritto per una piccola casa editrice di Bagheria a metà anni Ottanta utilizzando l’episodio della peste a Messina, emerso dalle ricerche per “Marianna Ucrìa” e non utilizzato in quello che resta il suo più famoso romanzo. Annota che abbozzò questo racconto, “una storia d’amore, perché in quel momento stavo vivendo un difficile rapporto sentimentale”. Il mondo qui raffigurato risulta essere così lo stesso di Marianna Alliata di Vanguarnera, l’antenata da parte materna, la “mutola” sposa a 13 anni, salvata dall’ignoranza inflitta alle altre donne dal medesimo isolamento cui la sordità l’ha confinata. Anche in Trio siamo nella magnifica Sicilia odorosa di fiori e frutti, nel secolo di Lumi che per le donne però non brillarono. Ma le due che si scrivono sono creature di penna e letture: Agata ama Calderòn, Annuzza predilige Corneille e dei loro scritti ragionano, in linea con un’amicizia nata da bambine nel convento di Santa Lucia, dove alle lezioni di ricamo e cucina entrambe avevano anteposto la passione per i libri. E lì, sulla figura di Suor Mendola, la scrittrice fa lampeggiare un’istantanea di donna vicinissima a Marianna Ucrìa.
Il governo dei sentimenti, per entrambe convergenti su Girolamo bello e irrequieto, porterà Annuzza a privilegiare l’amicizia sull’amore, Agata a chiederle di non lasciare il marito per non rompere la loro armonia. E come in ognuno dei libri, in ogni riga delle poesie, degli articoli, dei testi teatrali, come in ogni singolo atto pubblico o privato della vita battagliera di Dacia Maraini, anche questo romanzo risulta permeato della sua sostanza interiore di donna libera. Così la sua scrittura torna a essere lo specchio che riflette l’audacia del femminile, grande valore aggiunto dell’intelligenza umana del secolo scorso e di questo millennio.

Consigliato da Titti Marrone

 

 

 

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