La bella indifferenza, di Athos Zontini

29 Marzo 2021

Cosa succederebbe se una mattina, dopo aver iniziato la solita e monotona vita di tutti i giorni, guardandoti riflesso nel vetro di un auto, scoprissi di non avere più il volto? Né occhi, né naso, né bocca e come te tutti quelli che ti circondano? È quello che accade al protagonista del romanzo di Athos Zontini, Ettore Corbo, commercialista disilluso che lavora nello studio di famiglia che da quel momento non vive più, o meglio, non vive più la sua vita di sempre. L’assenza di riferimenti, l’impossibilità di percepire non solo l’identità delle persone che lo circondano ma anche le loro espressioni e le loro emozioni, lo getta nello sconforto più totale ma lo spinge anche a riflessioni profonde sul senso della sua vita, sull’attenzione e l’empatia rivolta agli altri, sulla sua vita di coppia, sulla meccanicità di una esistenza vissuta in modo superficiale e banale. Durante tutto il romanzo sembra che Ettore Corbo non si chieda mai perché tutto questo sia accaduto a lui. Non si chiede perché riesce a vedere i volti della gente che lo circonda solo attraverso lo schermo del suo cellulare o del suo tablet né comprende fino in fondo il motivo per cui riesce a vederli da vicino solo quando è in preda all’ira. Motivo per cui si agita, fa tentativi invani di riprendere possesso e controllo della sua vita ma più ci prova più precipita giù. La bella indifferenza ci narra, in modo surreale e grottesco, di un mondo in cui, oggi, siamo totalmente e inconsapevolmente immersi, ci mostra la vera faccia del vivere attraverso l’apparenza, anche quella dei social, senza esporci, senza dire mai no, senza dare valori diversi a cose diversamente importanti, restituendo agli altri una dimensione di noi che non ci rappresenta, accondiscendente, indifferente appunto e quindi inutile. Ettore Corbo quella mattina sembra svegliarsi improvvisamente da un sogno entrando in una dimensione altrettanto onirica che però gli sbatte in faccia l’inutilità di tutta la sua esistenza, delle scelte non fatte, dell’incapacità di dire di no. Ma Ettore è l’unico a svegliarsi e tutto quello che ha attorno, le persone, gli affetti, il contesto sociale in cui vive, non sono pronti ad accogliere il suo nuovo volto, o meglio è lui a ritenere che, dalla moglie, agli amici, ai colleghi, nessuno sia in grado di comprendere. Riuscirà alla fine a farsi capire o finirà pazzo? Athos Zontini affronta il tema della coscienza di sé, della superficialità del vivere, del disadattamento in un modo originale e coinvolgente in grado di trasferire nel lettore tutta l’angoscia sentita da Ettore Corbo, spingendolo a riflessioni continue e ad oscillare dalla totale empatia per le sorti del protagonista, all’odio profondo per le scelte che non riesce a compiere o per le decisioni sbagliate che prende. E ci si trova a fare un tuffo nel passato, lontano nel tempo, alle atmosfere della letteratura del grande Pirandello, di Uno, nessuno e centomila e del Fu Mattia Pascal.

[Consigliato da Claudia Migliore]

 

 

 
 
 
 
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