Lorenzo Terranera, è l’autore degli sfondi in studio per il programma Ballaro’ su Rai 3 ed ora realizza quelli per Dimartedi su La7. Nato a Roma nel 1968, illustratore e scenografo, ha iniziato lavorando per il teatro d’attore e di figura, partecipando alla realizzazione di videoclip musicali e spot pubblicitari fra cui Sputnik 5, vincitore del Nastro d’argento nel 2009, lo spot “viverla tutta” della Pfizer e il videoclip di “ Una storia americana” di Edoardo De Angelis. Nel 2005 fonda, insieme a Fabio Magnasciutti, la scuola di illustrazione Officina B5 dove insegna illustrazioni per l’infanzia. Ha illustrato oltre ottanta libri per numerose case editrici italiane, enti pubblici e istituzioni internazionali come l’Unicef, Amnesty International, Agesci, Fao e World Food Programme. Per la casa editrice Treccani ha pubblicato Cercare (2019) , Leggere (2020), Sentire (2021) con le prefazioni rispettivamente di Ascanio Celestini, Daniel Pennac e Dori Ghezzi. Tre esempi di perfetto equilibrio tra parola scritta e disegno. I suoi lavori sono stati esposti presso il Maxxi, Museo nazionale delle Arti del XXI secolo e il Macro, Museo di Arte contemporanea (Roma).
Tutto è nato quando, nel quartiere dove ho il mio studio laboratorio nel cuore di Trastevere, ho incontrato una coppia ferma ad un angolo di strada molto concentrata nel consultare una mappa. Mi sono chiesto: chi o cosa cercavano? la casa di amici o di un figlio da andare a trovare, un albergo o un ristorante o semplicemente una strada? Cercare è iniziato così ed è dedicato a tutti i cercatori e alle emozioni che il cercare genera in ognuno di noi. Anche gli altri due lavori Leggere e Sentire raccontano con pensieri ed immagini due azioni che quotidianamente svolgiamo, per piacere o per dovere che sia.

Lorenzo Terranera
Che ruolo ha l’illustratore in una trasmissione di informazione come è stata Ballaro’ su Rai 3 e ora Dimartedì su la7?
Quello di rendere per immagini i temi trattati nel corso della puntata. Un modo per le tante parole ed i concetti espressi durante gli interventi degli ospiti del programma. Il disegno deve avere capacità di sintesi, cosa che sembra sfuggire a sentire tante parole. Come disse Caio Duilio nel suo discorso al Senato romano: le parole volano.
Solo una coincidenza che tutte e due le trasmissioni hanno come conduttore Giovanni Floris?
Assolutamente no: quando Giovanni lasciò la Rai per passare a La7, mi chiese se fossi interessato a seguirlo nella sua nuova avventura lavorativa. Per lui i miei disegni sono uno dei caratteri distintivi del programma. Ma la differenza sta tutta nel suo modo di trattare gli argomenti e nel modo di condurre la trasmissione, la più seguita tra i talk di informazione di prima serata.
Come nascono le tue illustrazioni e come funziona il tuo processo creativo per un talk di informazione?
Il più delle volte, per non dire sempre, mi trovo a dover rappresentare tematiche complesse. La manovra economica di un governo è già difficile da spiegare a parole, figuriamoci a rappresentarla con un’ immagine. Il mio è un lavoro di collaborazione con chi scrive la trasmissione: loro sono la mente, io il braccio o meglio la persona che con colori e pennello rende più comprensibili i temi trattati. La critica migliore che ho ricevuto per il mio lavoro è quella di rendere unica e diversa ogni puntata. Non a caso il disegno cambia ogni settimana.
Floris non solo è il conduttore di “Dimartedì” ma è anche scrittore. “Il Gioco” è il suo ultimo romanzo. In futuro la vostra collaborazione potrà trasformarsi in un racconto scritto da lui ed illustrato con i tuoi disegni?
Una volta ho realizzato la copertina per uno dei suoi libri e lui stesso ha prestato la sua penna per due miei libri. Due percorsi autonomi, ma non è detto che prima o poi la sua penna e le mie tavole fatte di personaggi e colori possano incontrarsi per un lavoro su un’idea comune.
Il tuo tratto è nitido ma ricorda molto il mondo infantile. E’ un’osservazione che trovi giusta o sbagliata?
Assolutamente giusta. Sono molto legato al mondo dell’editoria per l’infanzia. Un lavoro che rappresenta una ricerca espressiva e crescita artistica. Disegnare per i bambini è un modo per allenare la fantasia.
I tuoi lavori sono stati esposti anche presso il Maxxi – Museo nazionale delle Arti del XX secolo e il Macro, museo di arte contemporanea di Roma. Sono state le tue uniche mostre?
Non è che amo vantarmi, ma quelle sono le più recenti. Quelle che mi hanno dato maggior risalto mediatico. Il lavoro dell’illustratore è ancora poco riconosciuto nel circuito artistico ed ha un riscontro sottostimato nel mercato dell’arte. Per dirlo in una battuta: siamo piccoli, ma cresceremo…
Un anno si è chiuso ed uno nuovo è arrivato. Con quale immagine disegneresti il 2022 e con quale il 2023?
Penso che il 2022 dovrebbe avere dei colori freddi: prima gli strascichi della pandemia, poi la guerra in Ucraina e le elezioni in Italia. Sceglierei come colori dei blu e dei verdi. Come immagine disegnerei delle ombre, sagome di persone poco definite, una di fianco all’altra, dove ciascuna illumina la figura che l’affianca, come per scoprire se abbiamo qualcuno accanto. Per il 2023 è ancora un po’ presto per immaginare come possa essere, ma sono ottimista: sceglierei colori caldi come il rosso e l’arancio. Come figure persone davanti a porte socchiuse dietro le quali ci sono bambini che cercano di attirare l’attenzione. Se facciamo stare bene i più piccoli, il futuro non può che essere migliore per tutti.