Intervista a Andrea Carlo Cappi, di Cristina Marra

31 Marzo 2022

Gennaio 2022, Librellula n° 7

Il Re del terrore è tornato in libreria! Indossa una tuta nera che lascia scoperto solo il ghiaccio degli occhi, agisce nella notte agile e veloce come una pantera e compie furti eccellenti con la complicità di Eva Kant. E’ Diabolik e basta! Come scrive nella sua autobiografia, è dal 1962, anno della sua nascita grazie all’intuizione e alla creatività delle sorelle Giussani, che continua ad affascinare e rapire lettori di fumetti e di romanzi. Personaggio iconico, Diabolik è da poco riapparso sul grande schermo col film diretto dai Manetti Bros, sulla cui sceneggiatura lo scrittore Andrea Carlo Cappi basa il romanzo Diabolik – il film. Romanziere, sceneggiatore, saggista e traduttore, Andrea Carlo Cappi firma, anche sotto pseudonimo, spy stories e saghe di fantascienza, ed è un autore che ha tanti volti e una ecletticità narrativa degna di Diabolik.
Alla Librellula Cappi, K per gli amici, racconta la nascita del romanzo e svela curiosità e aneddoti della sua scrittura e del Re del terrore.

Andrea, tu e Diabolik siete amici di vecchia data. Mi racconti il tuo primo incontro con il Re del terrore?

Era il 1970, avevo sei anni, mi trovavo in un negozio di parrucchiere in cui avevo seguito mia madre e, nella lunga attesa, mi misi a leggere gli albi a fumetti impilati su in tavolino. Scoprii qualcosa di inaspettato, molto diverso da quanto avevo letto e visto fino a quel momento. Diabolik lasciò un segno profondo senza che me ne rendessi conto: solo molti anni dopo mi sarei accorto che ne avevo assorbito e rielaborato parecchi elementi in ciò che scrivevo.

Dal fumetto al romanzo, tu hai anche trasposto le storie dei fumetti in romanzi, Diabolik il film si basa invece sulla sceneggiatura dei Manetti Bros ed è un tipo di narrativa non troppo diffusa in Italia. Che tecniche richiede e che libertà lascia allo scrittore?

Sì, i primi quattro romanzi erano storie originali, pur contenendo riferimenti ai fumetti, e questa è la mia prima novelization. Quello del media tie-in writer è un mestiere riconosciuto all’estero: faccio parte dell’IAMTW, un’associazione internazionale di professionisti che, oltre a romanzi con propri personaggi, scrivono sia storie originali sia novelization basate su serie già esistenti (narrativa, cinema, tv, fumetti, videogiochi). Già in un romanzo originale ci sono regole ben precise da rispettare: dalle caratteristiche dei personaggi principali all’universo in cui sono inserite le vicende. Chi conosce la serie dal mezzo per cui è nata deve poterla ritrovare trasposta fedelmente anche come libro. In questo caso particolare, dovevo rielaborare sotto forma di narrativa una trama precisa, nata per i fumetti e adattata per il cinema. Ciò implicava non solo scegliere i punti di vista da cui viene mostrata ogni scena, ma anche dare al lettore ciò che si aspetta da un romanzo, quindi approfondire certi dettagli e alcuni personaggi secondari, a volte persino cambiare la struttura e aggiungere episodi che non si vedono nel film, ma che sono necessari nella logica di un libro. Quindi, anche se non ho ideato io la trama, la sfida sul piano creativo era restare aderente al film dei Manetti e al tempo stesso scrivere uno dei miei romanzi di Diabolik.

Nel romanzo ripercorri le tappe iniziali dell’attività criminale di Diabolik e il suo primo incontro con Ginko, ma anche con la donna della sua vita. Eva ha un ruolo determinante in questa storia?

Fondamentale. Eva e Diabolik si incontrano proprio in questa occasione. Lei è una vedova con parecchie ombre nel proprio passato, che non si riconosce nel ruolo che deve interpretare in società; lui un uomo senza identità (a parte quella fittizia di Walter Dorian) di cui ancora non si conosce nulla a parte l’attività criminale, abituato ad agire in solitudine e a non fidarsi di nessuno. La vita di entrambi sta per cambiare in modo radicale… a patto che Diabolik scampi alla ghigliottina.

Personaggio negativo, uomo nero che sfida la giustizia eppure iconico. Tanti gli sceneggiatori e i disegnatori che lo hanno raccontato. Nel tuo libro ci sono le illustrazioni di Riccardo Nunziati. Che rapporto c’è tra chi crea il Diabolik scritto e chi gli dà un volto?

Un rapporto codificato negli anni Sessanta, a cominciare dal misterioso Zarcone che disegnò la prima storia per poi scomparire nel nulla, ispirando il film di Giancarlo Soldi Diabolik sono io, per continuare  con i maestri che hanno interpretato i personaggi nel tempo. Come per la creazione delle trame, ci sono regole da rispettare, pur nell’ambito della propria creatività individuale. Nel caso di Riccardo Nunziati, gli ho indicato le scene da illustrare per il libro, con i volti dei personaggi così come li conosciamo dai fumetti; in passato Giuseppe Palumbo, sulla base di mie descrizioni e fotografie, ha creato un volto anche per gli antagonisti e gli alleati che appaiono nei romanzi.

Ambientato negli anni Sessanta il film ricostruisce Clerville, Ghenf e la vita sociale di quel tempo. C’è un periodo o una storia del re del terrore che preferisci?

Sì, un periodo preciso, che è poi quello dei primi Diabolik che ho letto, guarda caso lo stesso in cui i Manetti hanno voluto ambientare il film, cioè la fine degli anni Sessanta. Senza che ci fossimo messi d’accordo, la trilogia cinematografica su cui stanno lavorando i Manetti si svolge poco prima del mio ciclo di romanzi. In comune abbiamo anche la ricerca degli elementi dell’epoca, dalle ambientazioni alle automobili, per far rivivere al pubblico un periodo particolarmente significativo sul piano estetico, nella moda come nel design.

Dal 1962 a oggi Diabolik continua ad essere letto e seguito, e il film ha avuto un grande successo. Secondo te qual è il suo segreto?

Diabolik ed Eva rappresentano fin dall’inizio una rivoluzione. Affrontano con successo sfide in apparenza impossibili e appassionanti per il lettore.  ma la novità è che anziché eroi sono criminali; altrove sarebbero  i ‘cattivi’. È un cambio radicale nel tipo di personaggi in cui il pubblico si identifica e che fa effetto ancora oggi. Inoltre nessuno aveva mai portato nei fumetti seriali il filone del giallo chiamato caper, quello dei ‘colpi’, che richiede un notevole sforzo di inventiva. In quegli anni, oltretutto, persino in Europa era vincolato a vecchie regole del cinema americano, secondo cui nel finale i fuorilegge perdevano il bottino o la vita, mentre Diabolik ed Eva si salvano e sono pronti per una nuova avventura all’episodio successivo. Inoltre le loro storie anticipano l’immaginario dei decenni successivi. Sono state le prime in cui si vedano trucchi tecnologici e un’auto munita di accessori fuori serie – poi uno standard nei film di James Bond – e le maschere che vediamo tuttora in Mission: Impossible. Nel 1962 le sorelle Giussani hanno azzeccato gli ingredienti giusti per far durare la serie nel tempo e tutti gli sceneggiatori sono sempre stati alla loro altezza.

Da Diabolik a Martin Mystere all’agente Nightshade, la tua attività di scrittore è prolifica e versatile. Che rapporto hai col mistero e con il crimine? Quanto ti diverti a raccontare il crimine e i suoi protagonisti?

Il mistero da risolvere, il colpo da portare a termine, il caso di spionaggio in cui i protagonisti sono investigatori dai metodi pressoché criminali, sono tutti sfide narrative in cui ogni volta devo trovare qualcosa di originale, che crei emozioni in me prima ancora che nei lettori. Ne ho bisogno per sentirmi vivo, così come Diabolik ed Eva hanno necessità di mettere in atto i loro piani invece di godersi in pace il bottino delle avventure precedenti. Il vantaggio di avere a disposizione tanti personaggi – il detective dell’impossibile di Alfredo Castelli, gli eroi noir delle sorelle Giussani, tutti i protagonisti del mio ciclo del Kverse – è che da una storia all’altra posso cambiare sottogenere, stili, epoche e argomenti, senza mai rischiare di annoiarmi.

Anticipi a Librellula quale sarà la grande novità di Cappi nel 2022?

Forse la più attesa, almeno da alcuni, è Axis Mundi, nei Romanzi di Martin Mystère in edicola da Bonelli, mentre ad aprile si concluderà il serial Il potere del Falco in appendice agli albi mensili del detective dell’impossibile… Ma a maggio ne comincerà un altro. In edicola da Segretissimo Mondadori usciranno, sotto la consueta firma François Torrent, i nuovi romanzi con Sickrose e con Nightshade, celebrando il ventennale della serie. In ebook riprenderanno le uscite di Spy Game, mentre continuano le riedizioni nella mia collezione da Oakmond Publishing, la prima delle quali sarà una raccolta con storie di Medina mai apparse insieme in volume. Ma le novità più particolari sono state alla fine del 2021, l’anno del mio trentennale come scrittore, entrambe in ebook e cartaceo su Amazon: l’antologia a mia cura Menegang (Borderfiction) in cui vari autori raccontano la Milano noir dagli anni ‘50 a oggi, e la mia raccolta Prove tecniche di trasgressione (IperWriters) con racconti atipici, estranei alle mie serie.

Cristina Marra

 

Andrea Carlo Cappi è autore di una sessantina di titoli, dal ciclo noir-spionistico Kverse (le serie Medina, Nightshade, Black, Sickrose e Dark Duet) alla saga Danse Macabre a romanzi ufficiali con Martin Mystère e con Diabolik & Eva Kant. Traduttore, editor, direttore artistico del Premio Torre Crawford, ha da poco pubblicato Diabolik-Il romanzo del film (Mondadori), la raccolta Prove tecniche di trasgressione (IperWriters) e, come curatore, l’antologia Menegang (Borderfiction).

 

Cristina Marra giornalista pubblicista, si occupa di critica letteraria da diversi anni con particolare riferimento alla narrativa giallo-poliziesca. È stata direttore artistico di numerosi festival tra Festival Lipari Noir, Arena Faletti di Ombre Festival, Calabria Noir Festival, Bologna on the road, le strade del noir, Festival del Giallo di Cosenza. È organizzatrice di diverse rassegne letterarie e ha scritto racconti noir presenti in diverse antologie. È Direttore della collana noir Emozioni d’inchiostro noir e Piccoli noir dell’editore Laruffa.

 

 

 

 

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