Intervista a Iacopo Bruno, di Cristina Marra

24 Gennaio 2023

Librellula n° 15, Gennaio 2023

È il terzo classico intramontabile che illustri per la collana Rizzoli. Dopo il Canto di Natale e Pinocchio, stavolta tocca a Schiaccianoci e per la copertina hai scelto il colore verde e un disegno riassuntivo meraviglioso. Da quale disegno hai iniziato per Schiaccianoci?

Grazie Cristina, mi fa piacere che ti sia piaciuta questa nuova copertina. Anche per questo terzo volume ho scelto un soggetto semplice e immediato circondato da una struttura molto decorativa per trasmettere il più possibile l’atmosfera Natalizia del romanzo di Hoffmann. Il soggetto centrale è Schiaccianoci ma ho voluto dedicare la decorazione che lo sostiene al tempo che, come nel romanzo, scorre in modo tortuoso. Ho circondato Schiaccianoci con un orologio che si torce creando una decorazione che contiene molti elementi della storia. I topi, la civetta, le corone del Re dei Topi, un fiocco di neve, il pungitopo e una pallina dell’albero rotta che introduce ad un Natale alquanto movimentato. Ma la copertina non è stata la prima cosa che ho disegnato. Il primissimo disegno è contenuto nelle pagine finali del libro ed è un disegno che ho utilizzato solo nella postfazione illustrata. Ho disegnando un Ussaro rifacendomi ad illustrazioni classiche che rappresentano uniformi militari e sperimentando la tecnica che poi avrei utilizzato per tutto il libro. Non l’olio su carta come i due precedenti libri ma inchiostri colorati su cartoncino pesante.

Schiaccianoci è un libro nel libro, un intersecarsi di storie che rendono lo Schiaccianoci di legno un piccolo-grande eroe. Qual è secondo te la potenza narrativa di questo romanzo e come lo hai affrontato per raccontarlo in disegno?

Penso che la ricchezza di personaggi, luoghi, oggetti, ambientazioni e la capacità di mescolarli in un unico flusso continuo che gioca con il tempo, lo spazio, la veglia e il sonno creando un’atmosfera incantata sia la forza di questo romanzo. Lo ho illustrato cercando il più possibile lo stesso spirito, cercando la stessa idea narrativa di travolgere il lettore con immagini che contenessero, mescolate, narrazioni diverse contemporaneamente.

Nel libro si confrontano una famiglia umana e una di topi. Come le hai gestite? Hai puntato sull’espressività dei volti?

Ho cercato di non essere grottesco nella rappresentazione dei topi perché è un tipo di rappresentazione nella quale non mi ci riconosco ma ho provato a dare ai topi un aspetto molto più attraente rispetto a come vengono narrati da Hoffmann. Anche il Re dei Topi a 7 teste che è spaventoso nel romanzo penso sia venuto fuori più gradevole nella sua rappresentazione illustrata. Ho diversificato inoltre i Topi del racconto del padrino Drosselmeier e i topi nella realtà di Marie. Nel racconto sono antropomorfi con eleganti vestiti e si rapportano alla pari con gli umani. Ho cercato quindi di mantenere lo spirito fiabesco del racconto della dura noce. Nella realtà di Marie sono invece rappresentati solo nella loro moltitudine, come una vera e propria invasione perché il confine tra quello che vede o sogna Marie e quello che accade realmente è labile e in fondo la casa potrebbe davvero essere infestata dai topi. In questo caso i topi rispetto agli umani diventano dei veri e propri topi, nell’aspetto, nelle dimensioni, nella quantità. Fa eccezione solo il Re dei Topi che nei suoi abiti regali diventa il legante tra realtà e fantasia.

Nei tre libri Rizzoli c’è la continuità data da ogni capitolo che inizia con un disegno. In questo libro come mai il disegno prende quasi tutta la pagina? È stata una scelta mirata?

Ci sono alcuni elementi che accomunano questi tre classici Rizzoli come il formato, la cartotecnica, il ritratto iniziale dell’autore e negli ultimi due volumi una postfazione illustrata ma abbiamo affrontato questi tre volumi insieme a Francesca Leoneschi e Mauro De Toffol dello studio The World f DOT, come libri differenti a seconda delle esigenze narrative. Cambia quindi ogni volta la scelta la scelta dell’impaginazione, il carattere tipografico e il modo di illustrare. Per Schiaccianoci oltre ad aver cambiato tecnica pittorica utilizzando inchiostri colorati è cambiata l’impostazione delle illustrazioni. Grazie ad un’idea di Francesca Leoneschi abbiamo scelto di fare delle aperture di capitolo che rappresentassero un po’ tutto il contenuto narrativo del capitolo per meglio rappresentare la ricchezza narrativa di Hoffmann. Questa volta le aperture di capitolo sono delle vere e proprie illustrazioni complesse da andare a riguardare alla fine di ogni lettura di capitolo alla ricerca di dettagli narrativi.

Hoffman unisce generi diversi e la sua storia per ragazzi ha ispirato autori come Poe. Com’è stato gestire un autore che crea salti temporali e di ambienti così drastici e surreali?

Direi che è un equazione inversa. Dal mio punto di vista più la narrazione è complessa, ricca di luoghi personaggi, situazioni. Più è intricata nel suo svolgimento temporale passando dalla realtà al sogno, cambiando luoghi, costumi e ambientazioni e più il mio lavoro diventa semplice e stimolante. Le mie illustrazioni si nutrono proprio della ricchezza della narrazione.

Dedichi il libro a Francesca Leoneschi, tua moglie. Com’è il passaggio dalle tue tavole al lavoro di The world of dot?

Molti libri che ho illustrato sono dedicati a Francesca perché oltre ad essere mia moglie da tutta una vita e quindi conoscendomi molto molto bene è la Direttrice Artistica dello studio The World of Dot che si occupa di grafica editoriale e illustrazione. Francesca è sempre al mio fianco nella realizzazione dei miei lavori consigliandomi e spingendomi sempre alla scoperta di nuovi linguaggi e nuove sfide. Illustrazione e grafica diventano quindi un unico progetto nei lavori che realizziamo insieme come questa collana di Classici.

Marie, schiaccianoci, i topi, il gatto. Quale personaggio ti ha divertito d più e quale è stato il più complesso da disegnare?

Schiaccianoci è il personaggio che mi ha richiesto più impegno perché non volevo che diventasse grottesco ma che mantenesse un aspetto poetico e romantico nonostante la sua condizione di schiaccianoci e quindi con una bocca spalancata piena di denti e un aspetto tozzo e sgraziato. Marie sicuramente è il personaggio che ho disegnato con maggiore trasporto soprattutto dopo aver deciso di affidarle delle pose vicine alla danza classica per citare il balletto sulle musiche di Čajkovskij e per rappresentare un immaginario che mi appartiene molto dato che durante tutta la mia infanzia mia sorella Ilaria studiava danza classica.

I marchingegni meccanici di Drosselmeier incantano i bambini che però vorrebbero toccare con mano i pupazzi e i protagonisti. Possiamo paragonare quel mondo meccanico e artificiale al mondo dei videogiochi e virtuale di oggi?

Non saprei, forse non farei questo parallelo e lascerei il fascino dello schiaccianoci nel suo tempo cercando di vederlo con gli occhi di Marie e Fritz. Il mondo meccanico del Padrino Drosselmeier porta con sé tutto il mistero di una cosa mai vista e misteriosa per l’epoca in cui è stato scritto e il lettore potrà rimanerne incantato solo se riuscirà a leggerlo come lo leggerebbero Marie e Fritz. Con quell’incanto e quell’ingenuità che rendono i racconti come Schiaccianoci magici.

Stavolta il libro termina con la parola Ende in tedesco, perché ti piace disegnare la parola fine?

Sin dal primo volume ho scelto di illustrare la parola fine nella lingua dell’edizione originale del romanzo e Schiaccianoci non ha fatto eccezione. Questa volta l’orologio a cucù in stile Biedermeier mi è sembrato il simbolo più adatto per chiudere la narrazione.

Cristina Marra

Iacopo Bruno, spezzino, vive e lavora a Milano dove ha fondato insieme a Francesca Leoneschi lo studio di grafica e illustrazione The World of DOT. Collabora con le più importanti case editrici italiane e nel mondo. Le sue illustrazioni hanno ricevuto riconoscimenti dalla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna nel 1996 e 2000, dalla Society of Illustrators nel 2013 e 2017, dal Texas Bluebonnet Award nel 2016 e 2017, dalla Junior Library Guild Selection e dal Cook Prize. Ha illustrato per la Candlewick Press Mesmerized e Anything but Ordinary Addie scritto da Mara Rockliff e per Balzer+Bray Harper Collins Publishers Sergeant Reckless scritto da Patricia McCormick. Per Einaudi Ragazzi ha illustrato tutte le copertine dei libri delle collane «Carta Bianca» e «Semplicemente eroi» e inoltre Tilly Duc – Il segreto della Casa dei Tetti Blu, La strada per Pont Gun e Il viaggio di Lea. Per Rizzoli ha illustrato Canto di Natale (2020), Pinocchio (2021) e Schiaccianoci e il re dei topi (2022).

Cristina Marra giornalista pubblicista, si occupa di critica letteraria da diversi anni con particolare riferimento alla narrativa giallo-poliziesca. È stata direttore artistico di numerosi festival tra Festival Lipari Noir, Arena Faletti di Ombre Festival, Calabria Noir Festival, Bologna on the road, Le strade del noir, Festival del Giallo di Cosenza. È organizzatrice di diverse rassegne letterarie e ha scritto racconti noir presenti in diverse antologie. È Direttore della collana noir Emozioni d’inchiostro noir e Piccoli noir dell’editore Laruffa.

 

 

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