Intervista a Marilù Oliva, di Bianca Miraglia del Giudice

3 Aprile 2022

Gennaio 2022, Librellula n° 7

Da pochi giorni nelle librerie è arrivato il nuovo romanzo di Marilù Oliva L’Eneide di Didone (Solferino editore): un’avvincente narrazione che, rivisitando l’affascinante figura della regina fenicia, conduce il lettore nelle suggestioni del mondo mitologico che la scrittrice racconta magistralmente. Marilù Oliva è  docente di lettere, saggista, collabora con Micromega e molte altre riviste ed è autrice di best seller tra i quali amo ricordareBiancaneve nel Novecento, edito sempre dalla Solferino.

L’io narrante del romanzo L’Eneide di Didone ha tre voci: quella di Giunone, di Venere e di Didone. Le dee sono estremamente determinate al raggiungimento del loro obiettivo e, pur avendo tutte i difetti tipici dei comuni mortali, sono figure volitive ed autoconsistenti. Quanto e perché urgeva, in te, il desiderio di riscattare Didone dal suo destino di donna vittima di una speranza d’amore?

Da ragazza, quando studiavo l’Eneide, ero rimasta perplessa dalla fine della regina cartaginese: qualcosa non mi tornava rispetto al suo background. Sappiamo tutti che è scappata da Tiro, alla guida di una flotta, perché il fratello Pigmalione aveva ucciso suo marito Sicheo. Unica donna nell’età del bronzo a compiere un atto del genere e a fondare una città, dopo aver attraversato parte del Mediterraneo, perché di solito le donne stavano un passo indietro o di fianco ai fondatori, rigorosamente maschi. Scoprendo la sua storia vera, quella risalente al IX sec aC (e non al XIII, secolo in cui sono ambientate le imprese leggendarie di Enea), mi sono resa conto che la sua figura reale non avrebbe combaciato con quella virgiliana, così mi sono permessa un piccolo strappo alla regola. Nella mia riscrittura, ho cercato di restare il più possibile fedele a Virgilio, l’impianto è quello originario, con tutti i passi cruciali ma anche quelli più trascurati. Mi sono però permessa una variazione nel finale del IV libro e questo ha implicato diverse conseguenze.

Femminismo e questioni di genere sono tematiche che ti sono molto a cuore. In Biancaneve nel Novecento citi la compianta Maria Grazia Negrini; nell’Eneide di Didone descrivi la regina fenicia come protagonista decisionista, forte ed autonoma che abbandona l’iconografia virgiliana. Nella tua scrittura e nel tuo ruolo di docente quanto incide il tuo impegno femminista?

Tanto quanto l’impegno contro le ingiustizie e a favore della democrazia. Cerco di trattare la questione e di far capire che chi critica il femminismo dovrebbe ripassare un po’ di storia. Così scoprirebbe che il femminismo non vuole una dicotomia tra donne al potere e uomini schiavi, no: ma chiede una parità di diritti e dignità. Diversamente dal maschilismo, che presuppone un dislivello (io, uomo, sono superiore/tu donna, vali di meno e quindi io sono legittimato ad approfittarne), il femminismo è un movimento che vorrebbe più uguaglianza per tutti e senza il quale, probabilmente, oggi, le donne non potrebbero accedere ad alcune professioni, non sarebbero libere nelle loro scelte personali, verrebbero incolpate quando vengono violentate (in parte ciò accade ancora). Nel momento in cui si capisce quest’evidenza, io credo che dovremmo essere tutti femministi.

Nel tuo romanzo, Giunone afferma che ai maschi piacciono le donne fragili, amano poterle dominare e possedere. Pensando alle discriminazioni che ancora oggi le donne subiscono in ogni settore lavorativo ed in alcuni ambiti del sociale, ricordando la storia dei Collettivi degli anni Settanta e testi come Adesso esisto di Carla Lonzi, quanto è ancora necessaria (o salvifica) la solidarietà femminile oggi?

La solidarietà femminile è tanto fondamentale quanto, purtroppo, ancora non raggiunta. Come femminista, ad esempio, io mi sento abbastanza sola. Ciò non significa che lo sia completamente, certo. Però mi sarei aspettata di creare una rete con alcune colleghe, di darci una mano, di farci forza: su diversi fronti sono rimasta delusa, ho scoperto che per alcune la solidarietà femminile è più uno slogan che una condotta di vita. Devo dire, però, che inaspettatamente, ho trovato convergenza d’intenti con altre persone, alcune meravigliose, cito tra queste la cara Maria Rosa Cutrufelli.

L’Eneide di Didone diventerà uno spettacolo teatrale interpretato dalla bravissima Anna Ferzetti: quale tematica ti piacerebbe si mettesse particolarmente in evidenza sul palcoscenico? E’ ancora possibile trasmettere messaggi ai nativi digitali attraverso un racconto mitologico?

Assolutamente sì, è possibile. Sto concludendo proprio in questi giorni il copione: il desiderio è far conoscere al pubblico la forza, la grandezza, le fragilità, la straordinarietà di quella fantastica donna che dovette essere Didone. Si tratta di un monologo prodotto da AidaStudio Promozioni, con accompagnamento musicale di Francesco Mariozzi, al violoncello, e una splendida Anna Ferzetti che interpreterà Didone. Io, quando possibile, sarò seduta nel palco ad assistere, già il pensiero mi emoziona molto.

Bianca Miraglia del Giudice
(Organizza e cura Conversazioni Letterarie a Napoli)

 

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