Febbraio 2022, Librellula n° 8
Dodici premi letterari vinti con il suo ultimo libro Specchio a tre ante (Guida edizioni) e l’umiltà di non sbandierarlo se non a fine intervista, in seguito alla mia domanda. Questa è Annella Prisco. Il sorriso, lo stile, la classe, l’energia, le connessioni facili. Scoprirsi simili, trovare punti di contatto e analogie, anche tu, anch’io, ripetuto a ogni rivelazione, a ogni racconto, durante le mie “Quattro chiacchiere con”. Figlia di Michele Prisco, già premio Strega, Annella respira cultura da sempre e da sempre restituisce alla città ciò che ha ricevuto in dono, in un dare e avere che l’ha resa una delle figure più generose del panorama culturale nazionale.
– La vita è una camminata piena di tante buche e fossi, molto spesso è una corsa a ostacoli, difficile in questi tempi così complicati d’inaridimento ed egoismo, ma soprattutto di grosso appiattimento delle emozioni – Annella si racconta con il sorriso e gli occhi che le brillano, – e allora, – continua – io vivo a colori, appellandomi alla gioia di vivere, fondandola sui pilastri dell’armonia. Perché uno dei valori in cui mi sono formata è proprio l’armonia, è lei ad avermi regalato la serenità verso la vita, un insegnamento che ho assorbito già dalla mia infanzia grazie soprattutto a mia madre e mio padre, quando neanche immaginavo che sarei diventata una scrittrice.
Il bisogno di proiettare ciò che sentiva verso l’esterno, infatti, è arrivato solo dopo la morte del papà. – Facevo delle collaborazioni giornalistiche, – racconta – ho avuto la fortuna di lavorare alla Voce di Montanelli, cosa che rese mio padre molto orgoglioso, ma, di fondo, io avevo intrapreso già da qualche tempo la carriera d’insegnante e a parte un libro scritto a quattro mani nel ‘98, mai avrei immaginato di pubblicare qualcosa.
Ma Annella ama il rischio, mi confida, le sfide, cercare nuovi traguardi e così, non solo cambia lavoro e dalla scuola passa in Regione Campania, dove diventa funzionario del settore cultura, ma decide di mettersi in gioco in un campo dove l’eredità di un cognome importante come il suo potrebbe non renderle vita facile. È così che pubblica Chiaroscuri d’inverno poi attualizzato in Girasoli al vento, un memoir in cui proietta tutti i ricordi del suo rapporto privato con il padre, intervallati da storie di costume. Da qui l’inizio di un’ennesima nuova vita, così come piace a lei, sempre diversa, chiudendo cicli e aprendone altri, perché, mi spiega, – stare ferma mi mette angoscia, il tempo che passa non lo puoi fermare, e se penso a questo, mi viene malinconia, allora io faccio, vado avanti, mi metto in gioco, cerco l’ottimismo, spegnendo lo spleen, perché non mi sopraffaccia, specie nei periodi invernali, quando viene fuori la dicotomia che è in me e dall’esuberanza passo alla tristezza. E allora aspetto maggio, il mese che preferisco, inizio a pensare al mare, al turismo culturale e nel frattempo mi alimento partecipando a manifestazioni, a premi letterari a presentazioni di libri, il mio humus, quello che mi aiuta a stare bene.
– C’è qualche cosa che non ti ho chiesto e vorresti venisse fuori dalla nostra chiacchierata? – le chiedo a conclusione. – No, mi risponde, almeno non qualcosa che riguardi me, vorrei però che tu manifestassi un mio desiderio, vorrei che nel mondo tornasse la gioia di vivere, perché ce n’è troppo, troppo poca. – Le sorrido grata, pensando che non poteva trovare una conclusione migliore per questa intervista.
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Federica Flocco – Laureata in giurisprudenza, giornalista pubblicista, scrittrice per passione, ballerina per amore, si è diplomata in tecnica jazz, insegnandola per anni, prima di diventare madre di quattro figli. Ha iniziato a lavorare con i libri nel 1998 scrivendo recensioni per un quotidiano partenopeo, acquisendo così, una conoscenza profonda dell’editoria campana. Dal 2008 collabora con Canale 21, una emittente televisiva regionale, per la quale cura la rubrica “Il libro della settimana”. E’ stata presidente e membro di giuria di numerosi premi artistici e letterari. Ha pubblicato Mia (Alessandro Polidoro Editore, 2016), Il coraggio di Amadou (Ellepiesse edizioni, 2018) e, con Tiziana Beato, Fino alla radice (Intrecci).
