Gennaio 2022, Librellula n° 7

Non ho messo i suoi panni e non ho camminato con le sue scarpe, non ho bevuto un caffè con lui, né ho visitato la sua casa, non lo conoscevo prima di questa intervista e nulla sapevo se non ciò che avevo potuto apprendere attraverso i suoi libri. Neanche l’internet mi è stato amico, avaro di informazioni e di fotografie. Messa così, Antonio Vastarelli, non sarebbe mai potuto essere il candidato ideale di questa rubrica della Librellula, che vuole curiosare oltre le pagine, presentando la persona prima dello scrittore, l’anima prima della ragione. Desisti, mi ha suggerito il Totò che è in me, vai sul semplice che non hai tempo e urge la consegna, ma io che pur odio le scommesse, se non quelle con me stessa, sono andata fino in fondo alla mia intuizione e gli ho chiesto di regalarmi tenta minuti di parole online che sono diventati sessanta di risate e che si sono trasformati in un’ora e venti di conoscenza, mista a stima e poi apprezzamento. Del resto se non ridi con uno dei vincitori del premio Troisi…
– Fai come se mi avessi invitato a cena, – ho esordito da dietro lo schermo del pc – e inizia a raccontare di quando eri bambino. – Le origini? – mi ha guardato incredulo, per poi perdere l’espressione dubbiosa esattamente cinque minuti dopo quando è diventato un fiume in piena di parole.
– Ma quante vite hai avuto? –
Ha sorriso ed è andato avanti a raccontare: giornalista di professione, ma con la passione per la cucina, un amore trasmessogli dalla madre. Appassionato di filosofia (era l’unica materia che studiava quando, da valente testa di, andava a scuola con quell’ unico libro nello zaino perché le altre materie poi si vedeva. “Ah che bello quando i professori riescono a sfiorarti l’anima”), suonatore di sax, come tradizione di Barra, patria degli strumentisti a fiato, insegna; oroscopista. E qui ci siamo fermati un secondo. – Oroscopista?- e via a parlare di segni zodiacali lui toro ascendente vergine, io vergine ascendente toro, ché, se avete bisogno di capirci qualcosa del vostro carattere una sana chiacchierata con Antonio vi rimetterà in gioco tutti i dubbi di una vita. E poi padre e marito esemplare e quindi, finalmente scrittore. Una lunga gavetta di elaborati, poesie e raccolte, da sempre, da quando ha una penna in mano, i cassetti pieni, per pubblicare solo nel 2019 dopo dieci anni di rimaneggiamenti e una decina di stesure diverse, Dieci piccoli napoletani (Fanucci editore), con il quale, tra i tanti, ha vinto anche il premio Troisi. “Non sono lento, è che quando alla prima scrittura mi dissero che più che un giallo era un apologo ci ho dovuto pensare a lungo.” “E poi?” “Poi è arrivata Geltrude Vollaro e Mea edizioni e quindi, dopo solo due anni, la pubblicazione di Cause perse – Una maledetta primavera per Jack Soriano. Una spassosissima opera teatrale, un autentico godimento per gli appassionati del giallo surreale che continua sulla traccia dei piccoli Napoletani a divertire il lettore con garbo e ironia.
– E adesso? Mica ci farai aspettare un altro decennio? – gli chiedo con speranza.
Sorride Antonio mentre ci salutiamo ed io con lui. Che bello è quando, dopo tanto girare, ti fermi su un libro e, guardando per l’ennesima volta la copertina, pensi “Ne è valsa la pena”.

