Dicembre 2022, Librellula n° 14
Al di là delle parole di Carl Safina (Adelphi)
a cura di Gigi Agnano
Quando leggi un libro strepitoso, non sai mai se dirlo in giro. Ne vorresti solo portare una copia a tutti gli amici, quelli veri. Il libro è Al di là delle parole del biologo americano Carl Safina, pubblicato da Adelphi nel 2018 come primo volume della collana Animalia. Un saggio che potrebbe essere un poema epico, dove le gesta sono quelle di elefanti, lupi, orche, scimpanzè… Si parla di animali – viaggiando dal Parco Amboseli in Kenya alla Lamar Valley nello Yellowstone, dalle isole di San Juan nel Mare di Salish, di fronte a Vancouver Island, alla Baja California; c’è perfino un piccolo passaggio per la Stazione Zoologica di Napoli… – per dire che Protagora aveva torto, che noi non siamo la misura di tutte le cose, ma piuttosto una specie tra altre specie. E si occupa della vita interiore, della mente, in ultima analisi, dell’ intelligenza degli animali che non siamo noi. Provo a darvene un’idea.

“Chiunque studi un animale selvatico, essenzialmente non fa che perorare la causa della sua esistenza sulla Terra. Io prego che le mie argomentazioni siano abbastanza robuste”
(ALEXANDRA MORTON, Listening to Whales, 2002)
“Conclusi che gli emissari di ritorno dalla natura selvaggia, anche se si sono arrampicati in cima a una scala a pioli, farebbero meglio a tramandare per iscritto la loro meraviglia, piuttosto che cercare di spiegarne il significato”
(LOREN EISELEY, The Immense Journey, 1956)
“Non sono nostri fratelli, non sono nostri sottoposti; sono altre nazioni, catturati insieme a noi nella rete della vita e del tempo, prigionieri con noi dello splendore e del travaglio della Terra”
(HENRY BESTON, The Outermost House, 1928)

“Quando un bracconiere abbatte un’elefantessa, non uccide soltanto lei, l’animale che muore. I suoi familiari perdono la fondamentale memoria della loro matriarca più anziana, quella che negli anni durissimi della siccità sapeva dove andare per raggiungere il cibo e l’acqua necessari alla sopravvivenza. Perciò un proiettile può portare altre morti, anche a distanza di anni”. La morte di un singolo individuo “comporta una differenza per chi sopravvive”.

Chi è Carl Safina. Carl Safina è un biologo americano, nato a Brooklyn nel 1955. Consegue un dottorato di ricerca in ecologia alla Rutgers University e dagli ’90 è autore, vincendo svariati premi, di oltre cento pubblicazioni scientifiche e divulgative sulla relazione tra Natura e Uomo. I suoi lavori sono costantemente presentati su National Geographic e sul New York Times. Si è battuto per una nuova legge negli Stati Uniti e per un trattato delle Nazioni Unite sulla pesca. E’ professore ordinario alla Stony Brook University dove fa ricerche in scienze oceaniche. Adelphi ha pubblicato, nella collana Animalia, Al di là delle parole nel 2018, e, da poche settimane, Animali non umani.

“Se gli individui contano, è a causa dell’importanza per gli elefanti della memoria, dell’apprendimento, della leadership. Per chi sopravvive, quindi, la morte di un individuo conta. Una volta un ricercatore riprodusse la voce registrata di un’elefantessa morta, trasmettendola da un altoparlante nascosto nel fitto della vegetazione. I familiari della deceduta, come impazziti, la chiamarono e la ricercarono dappertutto. La figlia continuò a chiamarla per giorni. Quei ricercatori non fecero mai più una cosa simile”
“La reazione degli elefanti nei confronti della morte è probabilmente la cosa più strana che li riguardi. Davanti ai resti di un elefante morto, e a volte anche a quelli di un essere umano, hanno quasi sempre una reazione. La cosa più sconcertante è il silenzio. L’unico suono udibile è il soffio lento dell’aria che esce dalle proboscidi mentre esaminano il compagno morto. E’ come se perfino gli uccelli smettessero di cantare. Gli elefanti tendono circospetti la proboscide, toccando il corpo con delicatezza. Fanno scorrere l’estremità sopra la mandibola, le zanne, sulle parti che dovevano essere le più familiari in vita, le più toccate durante i saluti.”

“Gli scimpanzé sono gelosi, ambiziosi e spesso aggressivi. I loro gruppi sono dominati dai maschi, i quali formano coalizioni contro altri maschi; la dominanza riguarda principalmente il monopolio delle femmine feconde. In un gruppo di bonobo, invece, l’individuo dominante non è un maschio, ma sempre una femmina. Le coalizioni di femmine dominano, preservano la pace e mantengono i maschi in una condizione di sottomissione sociale. L’autorità femminile smorza l’aggressività maschile.”
“Le femmine di bonobo scelgono l’individuo con cui accoppiarsi e il momento in cui farlo – e non sono troppo schizzinose. Preferiscono copulare faccia a faccia con il partner e spesso prendono l’iniziativa – tutte cose che una femmina di scimpanzé non penserebbe mai di fare.”

“Le orche sono creature intelligenti, materne, longeve, cooperative, molto sociali e consacrate alla famiglia. Come noi sono mammiferi, con personalità non troppo diverse dalle nostre.”
“Quando osserviamo <elefanti>, <lupi>, <orche>, <scimpanzé> o <corvi>, noi vediamo degli stereotipi: ma nell’istante in cui ci concentriamo sugli individui, capiamo che sono diversi gli uni dagli altri. E allora vediamo un’elefantessa di nome Echo con straordinarie doti di leadership; vediamo il lupo Seven Fifty-five lottare per sopravvivere alla morte della sua compagna e all’esilio impostogli dalla sua stessa famiglia; vediamo un’orca perduta, che si sente sola, e nondimeno è giocosa e dimostra una straordinaria gentilezza. Non è person-alità; è individu-alità. Ed è un dato di fatto, con radici profonde. Molto profonde”
“Non vi è preghiera migliore, al mattino, di questa: rallegrarsi di sapere che tutta la vita, in tutte le sue forme, è una sola – e che questa è la storia più bella.”
“Dai cani e dagli orfani pelosi con cui condividiamo il salotto e il giardino, fino alle grandi colonie di uccelli pelagici sulle coste più remote; ai grandi pesci, alle tartarughe e ai cetacei delle vaste profondità oceaniche; ai falchi dei cieli d’autunno e agli uccellini che cantano nei boschi a primavera; a quelli che compaiono in queste pagine e tutti gli altri offro la mia profonda gratitudine per aver portato nella mia vita moltissima bellezza, grazia, amore, gioia, intensità, angosce, sporcizia, confusione e fango. In altre parole, per averla resa vera. Grazie, a tutti.”
