Gennaio 2023, Librellula n° 15
Giornata della Memoria
in collaborazione con l’Associazione Sergio De Simone

Questa è la pietra d’inciampo deposta Il 27 gennaio 2021 a Napoli, in via Morghen, davanti al civico 65 bis, dove viveva il piccolo ebreo napoletano Sergio De Simone, ucciso dai nazisti ad Amburgo dopo terribili esperimenti medici. Sergio De Simone aveva poco più di sette anni ed era stato deportato ad Auschwitz nel marzo del 1944 insieme con la mamma Gisella, le cuginette, la nonna, gli zii. Con altri 19 bambini fu “usato” come cavia da un sedicente medico per sperimentare una terapia crudele e priva di attendibilità contro la TBC. A poche ore dall’arrivo degli Alleati, fu ammazzato con gli altri piccoli: quei corpi erano prove da far sparire.
E poi a volte, ma solo in qualche caso, se scrivi un libro, ti capita d’incontrare i tuoi lettori ideali.
Quelli ai quali lo hai indirizzato. Quelli che hanno capito le voci da te raccolte, interpretandole ancor meglio di te. Quelli capaci di infondere vita aggiuntiva alle tue parole.
A me è successo il 19 gennaio, al liceo Matilde Serao di Pomigliano D’Arco.
Lì un gruppo di ragazzi di quinta, capitanati dalla prof Roberta D’Ovidio e da un nucleo eccezionale di sue colleghe, sollecitati dall’associazione di Annamaria Pianese hanno accolto me e il mio libro Se solo il mio cuore fosse pietra pubblicato da Feltrinelli. Lo hanno attraversato, interpretato, interrogato. Hanno creato video, recensioni, brani dedicati a ognuno dei 25 bambini, sorprendenti pagine frutto di un laboratorio di scrittura creativa. E nel finale, hanno ballato tutti intorno a me, avvolgendomi in un girotondo con 25 fazzoletti colorati che è stato come un abbraccio caldo.
Quella che segue è una lettera, un esempio di ciò di cui sono stati capaci. La lettera di Claudia, una ragazza per metà napoletana, per metà ucraina, indirizzata a Sergio De Simone. Leggetela, non dico altro.
Titti Marrone
Ciao Sergio,
Ti scrivo questa lettera per dirti di come la storia non abbia influito sul nostro presente e di come le persone non hanno imparato niente dal passato.
Infatti proprio in questo momento il mio cuore è diviso in due parti, una parte é serena, tranquilla, spensierata e si trova qui in Italia mentre l’altra parte é preoccupata, agitata, malinconica ma speranzosa e si trova in Ucraina dove tantissimi bambini non vivono un’infanzia felice e serena come d’altronde non l’hai vissuta tu.
In Ucraina, dopo quasi un anno di guerra molti bambini non ce l’hanno fatta a sopravvivere ed anche i loro genitori.
I ragazzi della mia età sono stati strappati via dalle loro famiglie per combattere contro il loro grande nemico: la guerra. Giovani vite col futuro offuscato cercano di aggrapparsi ad uno spiraglio di vita.
Ricordo le estati passate in Ucraina, il verde delle campagne ormai tramutato in un paesaggio distrutto, grigio, anniento dall’egoismo e dal cinismo della guerra.
I visi delle persone ormai non hanno più luce, hanno gli occhi spenti, assuefatti al dolore.
Ai bambini è stato sottratto tutto, compresa l’infanzia, il periodo più innocente che un essere umano possa vivere. Ormai non sembrano più fanciulli ma adulti, cresciuti troppo in fretta in un contesto che non gli appartiene.
Anche a me, dalla parte d’Europa “in pace”, è stato tolto qualcosa: le passeggiate con mia nonna che non rifarò più, i giri con la biciclettina rossa nella città di Lviv, dove si respirava un’aria di tranquillità.
Nella mia mente richiamo il ricordo del signor Roman, un caro amico di famiglia, che mi insegnò ad andare in bicicletta ma adesso tutto è cambiato, ora aiuta le persone a fuggire via dalla guerra portandoli verso un posto sicuro e verso nuovo avvenire. Proprio come è successo ai tuoi venticinque coetanei che hanno vissuto sulla propria pelle l’inferno di Auschwitz e Terezin o che sono stati nascosti, in un inferno ugualmente atroce, per mesi in scantinati, al buio, soli e reclusi. O come è successo a coloro che sono stati condotti in un convento, dove hanno dovuto imparare nuove preghiere per un Dio sconosciuto, dove hanno risposto a un nome diverso dal proprio.
Questi bambini sono scampati alla morte e a condizioni disumane trovando rifugio a Lingfield, un luogo di rinascita, con le sue distese verdi, dove é stata loro restituita un’ immagine di ciò che avrebbe dovuto essere la fanciullezza.
Ma tu, Sergio, sei il bambino che non arrivò a Lingfield. Nei miei pensieri ti immagino nell’ultimo inganno di quella promessa; vedo i tuoi occhi fiduciosi e speranzosi di ritrovare la tua mamma.
E penso ai bambini che in Italia come in tutti gli altri Paesi d’Europa, attendono di ritrovare il volto dei propri genitori e di ricomporre quell’unità familiare che l’orrore ha spezzato anche oggi, nella mia Ucraina.
E sono certa che anche qui ed oggi ci siano tante Alice e Anna che si impegnano quotidianamente per rammentare e rammendare i fili di queste esistenze.
Claudia Tortora
Claudia Tortora, l’autrice di questo testo, vive a Pomigliano d’Arco dove è nata, da papà italiano e mamma ucraina. È una studentessa del liceo linguistico Matilde Serao di Pomigliano d’Arco. In occasione di un incontro sulla Shoah ha scritto questa lettera idealmente indirizzata a Sergio De Simone, il piccolo ebreo napoletano deportato ad Auschwitz, usato come cavia per esperimenti dai nazisti e ucciso ad Amburgo nel 1945.
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Il viaggio della memoria
Cristian Albano ha 12 anni. Questo è il racconto in video del suo viaggio tra Napoli e Roma per raccogliere le testimonianze di:
Mario De Simone, fratello di Sergio e fondatore con Titti Marrone dell’Associazione a lui intitolata per mantenerne vivo il ricordo;
Emanuele Di Porto, scampato a 12 anni ai rastrellamenti degli ebrei romani grazie all’aiuto di alcuni semplici cittadini, che lo aiutarono a nascondersi in un tram;
Vittorio Polacco, sopravvissuto al rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobbre 1943 grazie allo zio Arminio che lo buttò giù da un camion tedesco;
Edith Bruck, scrittrice, poetessa, traduttrice e regista ungherese, naturalizzata italiana, deportata a 13 anni ad Auschwitz, poi a Kaufering, Landsberg, Dachau, Christianstadt e infine a Bergen Belsen.
La storia di Sergio De Simone raccontata dal fratello Mario aleggia tra le pagine di due libri di Titti Marrone: Meglio non sapere uscito da Laterza nel luglio 2003 e Se il mio cuore fosse pietra, edito da Feltrinelli nel gennaio 2022, vincitore del Premio Napoli per la narrativa e del Premio Clara Sereni;
Alle vicende di Emanuele Di Porto è invece ispirato il recentissimo Un tram per la vita (ed. Steamboat) di Tea Ranno;
Lo zio Arminio che salva Vittorio Polacco è Arminio Wachsberger, arrestato dai nazisti a Roma il 16 ottobre 1943 e deportato ad Auschwitz, dove gli fu assegnato il compito di interprete di Mengele. Le sue memorie sono raccolte ne L’interprete (All Around), con prefazione di Anna Foa;
Il pane perduto (La nave di Teseo, 2021) di Edith Bruck è il racconto autobiografico della deportazione nei campi di Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen, in cui persero la vita i genitori e il fratello, ma anche del difficile ritorno alla vita.

