Un angolo di Francia, di Doria Sannino: Némirovsky

20 Settembre 2022

Settembre 2022, Librellula n° 12

Némirovsky

Arriva anche in Italia, edito da Adelphi, per la traduzione di Laura Frausin Guarino e Teresa Lussone, Tempesta a giugno di Irène Némirovsky, ovvero la versione inedita – con quattro capitoli mai dati alle stampe e altri profondamente modificati – di Suite francese. Scritto quasi in diretta, nel cuore della Storia, Suite Francese focalizza lo sguardo sull’esodo che sconvolse l’esistenza di numerose famiglie nel giugno del 1940, in Francia. Sul filo della narrazione, e dell’avanzata tedesca, il romanzo della Némirovsky diventa lo specchio inquietante di un quotidiano stravolto che porta in superficie la miseria umana di una popolazione allo sbando. Con il suo arresto, nel luglio del 1942, la tragica realtà prende il posto dell’’osservazione, la grande Storia precipita il destino della scrittrice e, con lei, la sua opera.

Suite francese doveva essere il suo capolavoro. Nei mesi che precedono la deportazione, vi lavorava alacremente, consapevole che sarebbe stata un’opera postuma. L’autrice ha in mente di comporre una “sinfonia” in cinque movimenti sulla disfatta della Francia.

Ne fa una prima stesura che rimaneggia fino a riscriverla completamente. La sua revisione si ferma alla fine di Tempesta in giugno, il primo dei cinque movimenti e forse anche il più rispondente al proposito della scrittrice: dipingere l’affresco di una società variegata di cui l’esodo caotico del ‘40 mostri vizi e virtù, vanità e miseria, tragicità e comicità. Un volto autentico. Nemirovsky non giudica, osserva e dipinge, taglia e compatta come nel montaggio cinematografico, finché quella “lava incandescente” non parla da sola.

Sono quindi due le versioni della famosa suite, la prima, quella grezza, originale, che le figlie bambine trascinano amorevolmente rinchiusa nello spazio angusto di una valigia, durante la loro fuga attraverso la Francia occupata e che molti anni dopo una delle due, Denise Epstein ha cura di decifrare e pubblicare con la casa editrice Denoël, nel 2004. E la versione inedita, che l’autrice intendeva pubblicare, filologicamente più elaborata e compatta, dattiloscritta dal marito, rimasta incompiuta.

Ai lettori della Librellula che già conoscono il romanzo della Némirosky pubblicato da Adelphi nel 2005, e che si domandassero perché dovrebbero leggere Tempesta in giugno, risponde Teresa Lussone, la ricercatrice italiana che, con Olivier Philipponnat, ha curato prima l’edizione francese per Denoël (2020) e ora quella italiana:

È una domanda che mi sento rivolgere spesso. Le novità tematiche sono molte, le vicissitudini di alcuni personaggi sono completamente diverse. Ma, soprattutto, Irène Némirovsky sembra assumere una voce diversa. Seguendo il modello dell’impersonalità flaubertiana, elimina tutti i commenti del narratore, si eclissa dietro le scene raccontate affinché – così si legge nel suo diario – i fatti diano l’impressione di svolgersi sotto gli occhi del lettore. L’autrice cerca un nuovo stile, più asciutto, una scrittura quasi disadorna, “senza smancerie” – annota a margine del manoscritto. È come se questa nuova versione costituisse un ponte verso il suo sogno di fare qualcosa di grande’. Il romanzo è seguito dagli appunti per Captivité, terzo “movimento”, che Némirovsky non riuscì nemmeno ad abbozzare”.

Non si tratta, quindi, di rileggere Irène Némirosky ma di accompagnarla nella sua esperienza travagliata di vita e di scrittrice, di riuscire a guardare con i suoi occhi lucidi e appassionati, cercando di cogliere come, perché Tempesta in giugno sia stato riscritto.

E lascio concludere Piero Citati che di lei scrive: «…possedeva i doni del grande roman­ziere, come se Tolstoj, Dostoevskij, Balzac, Flaubert, Turgenev le fossero accanto e le guidassero la mano». Per tutti coloro che dal 2005 (anno della pubblicazione di Suite francese in Italia) hanno scoperto e amato le sue opere, questo libro sarà una sorpre­sa e un dono.

Irène Némirosky morì di tifo ad Auschwitz il 17 agosto 1942, a trentanove anni. Nel 2004 le tributarono postumo il premio Renaudot.

Doria Sannino

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