Pasolini, di Gigi Agnano

21 Aprile 2022

Marzo 2022, Librellula n° 9 – Pasolini

E, come un giovane, senza pietà
o pudore, io non nascondo
questo mio stato: non avrò pace, mai.
(Pier Paolo Pasolini, La rabbia)

“Pasolini non è uno scrittore di cui non si possa fare a meno. Non è Dante, non è Cervantes, né Shakespeare, né Dostoevskij. Leggendo quelli si capisce che cosa può “fare” la letteratura. Leggendo Pasolini si capisce che cosa si può “avere” dalla letteratura. Quelli ne mostrano la potenza; lui ne sente la miseria. Viaggiare verso Pasolini a cent’anni dalla sua nascita vuol dire viaggiare verso il nostro bisogno oppure no di letteratura”. Questa definizione è del critico letterario Walter Siti da un meraviglioso podcast in cinque puntate – disponibile su Spotify – dal titolo Perché Pasolini? (Chora media e Archivio Luce). Di Walter Siti – forse il massimo esperto di Pasolini – uscirà ad aprile per Rizzoli: Quindici riprese – Cinquant’anni di studi su Pasolini.

“Pasolini è morto quarantasei anni fa. I giovani non hanno idea di chi sia stato e del perché valga la pena conoscerlo. Hanno sentito parlare dei suoi scandali, delle sue polemiche, del giallo non ancora risolto del suo omicidio. E’ stato raffigurato in giganteschi murales, è diventato un’icona pop. Pasolini non ha raggiunto la perfezione in nessun campo. Montale è un poeta migliore di lui, la Morante è un romanziere migliore di lui, Fellini è più grande di lui come regista. Ma lui ha fatto tutte queste cose insieme. Con mille contraddizioni. E’ stato eccessivo, approssimativo, laico, mistico, moralista, trasgressivo, rivoluzionario, conservatore, impegnato, disperato. Soprattutto è stato coraggioso, sempre disposto a buttare sul piatto la propria reputazione. Da vivo si è fatto molti nemici. Da morto è diventato un mito, ma lo leggono in pochi.” (Perché Pasolini, Walter Siti)

Per il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, Garzanti ha pubblicato una nuova edizione “definitiva” di Petrolio a cura di Maria Careri e Walter Siti. La nuova edizione ha almeno tre parti significative inedite, recupera alcune cancellature e una pagina (“appunto da distruggere”) in cui Pasolini dice in modo esplicito che Carlo (il protagonista) aiuta Eugenio Cefis ad assassinare Enrico Mattei. Petrolio è  il libro che Pasolini stava scrivendo quando fu ucciso ed è considerato da molti l’opera che avrebbe provocato con buona probabilità l’assassinio del suo autore.

Dino Prediali è stato l’ultimo a fotografare Pasolini alla fine di ottobre del 1975. In questo volume (edito da Johan & Levi, uscito il 3 marzo) sono raccolte 78 immagini in bianco e nero che lo scrittore avrebbe voluto porre a corredo di Petrolio, romanzo rimasto incompiuto, che egli prevedeva sarebbe stato di circa duemila pagine.

“Caro Pier Paolo,
[…] negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso non c’era bisogno di darsi appuntamento fra intellettuali e artisti, per stare un poco insieme: ci si trovava da Rosati a piazza del Popolo, o al ristorante La Campana, o da Gigetto al Portico d’Ottavia, insomma in qualche trattoria poco cara, per provare la gioia di incontrarsi e raccontarsi. […] A un certo punto della serata, sparivi. Ma quando non eravamo in viaggio, non ci preoccupavamo. Sapevamo che prendevi la tua veloce automobile e andavi in cerca di quel ragazzino che eri stato e che ti sfuggiva da sempre” (Dacia Maraini, Caro Pier Paolo, ed. Neri Pozza).

“Sicuramente vi capiterà di incontrare delle persone che vi parleranno di Pasolini e che vi trascineranno in discorsi intorno alla figura di Pasolini. E ci sarà qualcuno che dirà: “Se vivesse ancora Pasolini, cosa direbbe per esempio della guerra in Ucraina, di Putin, di Biden, di Draghi? Cosa direbbe dei migranti, della pandemia?”. E qui potete rispondere – questo è il mio suggerimento – : “Pasolini, se campasse ancora vi direbbe: io so’ Pasolini, quello che vi dovevo dire ve l’ho detto… l’ho detto e l’ho scritto… se siete curiosi, andatevelo a leggere” (Ascanio Celestini)

PasoLinus: “Pasolini sottrae certezze, le sue domande, asserzioni polemiche, prese di posizione irregolari aprono fessure, feriscono, sfregiano quadri prestabiliti” (Igort, Linus, marzo 2022)

33 processi
3 condanne di primo grado
2 assoluzioni nei gradi successivi
Processi per oscenità, vilipendio della religione, favoreggiamento, rapina a mano armata.
“Un unico ininterrotto processo durato vent’anni sempre con lo stesso oggetto e finalità: mettere in dubbio la legittimità dell’esistenza di una personalità come Pasolini nella società e nella cultura italiana” (Stefano Rodotà).

“Considerare, infine, incontrovertibile e fuori da ogni discussione il fatto che, tra gli sfruttati e gli sfruttatori, gli infelici sono gli sfruttati.” (Tratto dal testo dell’intervento che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito Radicale del novembre 1975. Poté essere solo letto, davanti ad una platea sconvolta e muta, perché due giorni prima Pasolini era stato assassinato).

“Con commossa unanimità di accenti, da destra e da sinistra, la stampa italiana piange Pier Paolo Pasolini, l’intellettuale più scomodo che abbiamo avuto in questi anni. Diventato, anzi, scomodissimo. Non piaceva a nessuno, quel che negli ultimi tempi andava scrivendo. Non a noi, la sinistra, perché battagliava contro il 1968, le femministe, l’aborto e la disobbedienza. Non piaceva alla destra, perché queste sue sortite si accompagnavano a un’argomentazione sconcertante, per la destra inutilizzabile, sospetta. Non piaceva soprattutto agli intellettuali; perché era il contrario di quel che in genere essi sono, cauti distillatori di parole e di posizioni, pacifici fruitori della separazione fra “letteratura” e “vita”, anche quelli cui il 1968 aveva dato cattiva coscienza. Solo di essi, Sanguineti ha avuto, ieri, il coraggio di scrivere “Finalmente ce lo siamo tolto dai piedi, questo confusionario, residuo degli anni cinquanta”. […] Questa pressoché totale unanimità è certo la seconda pesante macchina che passa sul corpo di Pasolini.” (In morte di Pasolini, Rossana Rossanda sul Manifesto del 4 novembre 1975 – La Rossanda prese le distanze dalla linea del giornale e di Luigi Pintor che vedeva nel poeta il corruttore ricco ed ambiguo. La Rossanda invece vedeva in Pasolini un intellettuale scomodo, ipocritamente compianto, pronto ad essere strumentalizzato da tutti).

“Nostalgico com’era dell’Italia precapitalista, oggi Pier Paolo si iscriverebbe a Fratelli d’Italia. Io credo piuttosto che rimarrebbe sconvolto nello scoprire quanto lui stesso ha subito la cosa che temeva di più al mondo, l’omologazione. Da perseguitato a beatificato, ma mai veramente capito” (Giorgia Meloni).
Nel ’75 “il Napoli è da scudetto” (Guerin Sportivo)

“Non possiamo parlare di poesia come di merce. Io produco una merce, che dovrebbe essere la poesia, che è inconsumabile. Morirò io, morirà il mio editore, moriremo tutti noi, morirà tutta la nostra società, morirà il capitalismo, ma la poesia resterà inconsumata.”

 

 

 


 

 

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