Un “ditale” di russi, di Gigi Agnano

29 Aprile 2022

Aprile 2022, Librellula n° 10 – Un “ditale” di russi

IL MAIALE TRA LE MELE

ARTICOLI E NOTIZIE: UN “DITALE” DI RUSSI
a cura di Gigi Agnano

Ha ragione Paolo Nori a ricordare in un’intervista che il primo ispiratore dei movimenti non-violenti, prima ancora di Gandhi che ne prese ispirazione, sia stato un tale che si chiamava Lev Nikolàevič Tolstòj.
Ha ragione chi dice che, quando si cominciano le guerre, la prima vittima sia l’intelligenza (ne riportiamo qualche esempio nostrano).
Nel nostro piccolissimo, sentiamo la necessità di parlare un po’ di russi. Di scrittori russi. Così, un po’ a caso… dimenticandone tanti.


Ha avuto un che di incredibile e di surreale la vicenda del “rinvio” del corso su Dostoevskij di Paolo Nori all’Università di Milano-Bicocca all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina. Il motivo della sospensione viene così chiarito: “Per ristrutturare il corso ed ampliare il messaggio […] aggiungendo alcuni autori ucraini”. Dice Nori: “Io questa cosa che, se si parla di un autore russo, si debba parlare anche di un autore ucraino, faccio fatica a capirla e non l’avevo mai sentita prima. Se si parla di Thomas Mann non è che si debba parlare – che ne so – di un autore ebreo. La letteratura – secondo me – non funziona così, né in tempo di pace né in tempo di guerra”. Conclusione: la Bicocca ha ritirato la “censura”, ma Nori l’ha “liberata” e sta tenendo il corso altrove, 44 interventi in tutta Italia.

“E nei confronti dei russi, e della paura che fanno i russi, e della presunta stupidità e cattiveria dei russi, e della presunta noia e pesantezza della letteratura russa, io lo so fin da quel giorno che ho letto Delitto e castigo e che mi si è aperta la piaga che ho qui, sotto la gabbia toracica, io lo so, che non sono cattivi, io lo so, che non sono noiosi, io lo so, che fan bene, io lo so, che la Russia, i russi, la letteratura russa, meno male che ci sono” (Paolo Nori: Sanguina ancora, Mondadori).

Alexander Gronsky fotografa paesaggi innevati. In Italia la casa editrice Contrasto ha pubblicato nel 2013 il catalogo Pastoral. Moscow suburbs. Era stato invitato alla mostra di giovani fotografi russi che il festival Fotografia Europea di Reggio Emilia ha cancellato come forma di protesta contro l’aggressione all’Ucraina. Neanche il tempo di gridare “Fermate la guerra!” ed è stato arrestato a Mosca. La foto qui riportata è stata scattata dall’abitacolo del cellulare che lo ha portato in prigione insieme ad altri manifestanti. Rilasciato dodici ore dopo, Gronsky è in attesa di essere processato. Considera la cancellazione della mostra “un effetto collaterale della guerra”.

Rifiuto

Per me è molto più piacevole
Guardare le stelle
Che firmare una condanna a morte.
Per me è molto più piacevole
Ascoltare la voce dei fiori,
Che sussurrano «È lui»
Chinando la testolina,
Quando attraversano il giardino,
Che vedere gli scuri  fucili della guardia
Uccidere quelli
Che vogliono uccidere me.
Ecco perché io non sarò mai,
E poi mai, un Governante.

Questa poesia di Velimir Chlebnikov è del 1922, che è anche l’anno della morte per fame, a trentasei anni, del poeta.
In questi giorni, in Lituania, è stata vietata la proiezione di un documentario su Chlebnikov. Un’occasione persa per ascoltare versi come: “Le ragazze, quelle che camminano, con stivali di occhi neri, sui fiori del mio cuore.” Oppure: “Poco, mi serve. Una crosta di pane, un ditale di latte, e questo cielo, e queste nuvole.”

Dmitry Muratov è il caporedattore di Novaja Gazeta, l’unico giornale russo a tiratura nazionale che ha raccontato, dal 1993, con inchieste coraggiose, la Russia della corruzione, delle violenze della polizia, delle frodi elettorali, delle efferatezze dei mercenari in Cecenia, delle guerre. Dalla sua apertura sei dei suoi giornalisti sono stati uccisi e, tra questi, Anna Politkovskaja. Muratov ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2021 “per i suoi sforzi nella salvaguardia della libertà d’espressione”. Il 22 marzo scorso il premio è stato donato al Fondo Ucraino per l’aiuto ai Rifugiati. Dopo il secondo “richiamo” della censura, il giornale ha deciso di sospendere le pubblicazioni dal 29 marzo. L’ultimo numero della Novaja Gazeta è uscito in un’edizione bilingue (russo e ucraino) col titolo “la Russia sta bombardando l’Ucraina” e con un editoriale dello stesso Muratov, in cui scrive “Non riusciamo a considerare la lingua ucraina nostra nemica, l’Ucraina non è nostra nemica”.

Uno dei cinque candidati al Premio Strega Europeo è il romanzo Punto di Fuga (21LETTERE) di Mikhail Pavlovič Šiškin, considerato uno dei maggiori autori russi contemporanei. Come già nel precedente Lezioni di calligrafia, al centro del romanzo c’è il tema della scrittura: un uomo, una donna e le loro lettere d’amore. Dice: “Mia madre è ucraina. E sono felice che lei e mio padre siano già morti per non vivere questa tragedia mostruosa”.

Sono invece lettere NON d’amore quelle che Viktor Borisovič Šklovskij (scrittore e critico letterario) scrive a Alja (ovvero Elsa Triolet, sorella della Lili Brik di Majakovskij, futura moglie di Louis Aragon), la donna che l’ha respinto, pregandolo di evitare qualsiasi discorso amoroso, di non telefonare, di non scriverle lettere d’amore. Allora lui scrive:
Mi hai assegnato due compiti:
1) Non telefonarti. 2) Non vederti.
Adesso sono un uomo impegnato.
C’è ancora un terzo compito: non pensarti.
Ma questo tu non me l’hai affidato
La vicenda si svolge a Berlino, dove l’autore (nato a San Pietroburgo nel 1893) era emigrato nel 1922 per evitare un imminente arresto da parte della Čeka, la polizia segreta sovietica.
Dice Šklovskij: “Non importa se i libri non entrano in Russia; è come uno spasimante non ricambiato, che spende tutti i soldi in fiori e trasforma la stanza della donna che non lo ama in un negozio di fioraio e si compiace di quest’assurdità”.
Regala dei fiori anche il protagonista di Povera Gente, il primo straordinario romanzo di Dostoevskij. E’ un carteggio tra Makar, un modesto funzionario di mezz’età, e Varen’ka, una graziosa ragazza orfana. Abitano di fronte in un quartiere miserabile di Pietroburgo, dove “non ci si respira”, dove “c’è una puzza di marcio”, dove “tu stesso cominci a puzzare, e il vestito puzza, e le mani puzzano, e tutto puzza e poi ti ci abitui”. Lui è così povero da non potersi permettere neanche una stanza: ha il letto in un angolo della cucina di un appartamento con altri coinquilini. Nonostante la miseria, lui comincia a farle dei regali e, per questo, fa debiti e va in rovina. Varen’ka allora gli dà i suoi pochi soldi… Vabbè, leggetevelo… Pare che Putin abbia apprezzato il murales dedicato a Dostoevskij realizzato da Jorit a Napoli, nel quartiere Fuorigrotta.
Uno a cui Dostoevskij proprio non andava a genio è Vladimir Nabokov. In Lezioni di letteratura russa scrive: “Dostoevskij non è un grande scrittore, ma è piuttosto mediocre con lampi di eccellente umorismo, ma, ahimè, con distese di banalità letterarie”. O ancora: “La mancanza di gusto di D., il suo monotono occuparsi di personaggi che soffrono di complessi pre-freudiani, il suo sguazzare nelle tragiche disavventure della dignità umana, sono tutte cose difficili da ammirare”. Turgenev definì Dostoevskij “un nuovo foruncolo sul naso della letteratura russa”.
Gli scrittori russi possono essere ironici, dissacranti, nostalgici, struggenti. Possono far girare la testa, essere orribili e meravigliosi, eccentrici e geniali. Anche irritanti. Come Gogol e Čechov, come più tardi Majakovskij. O come Daniil Charms, una specie di Rodari sovietico, quanto di meno ossequioso ci potesse essere all’imperante realismo socialista. Arrestato nel ’31 e condannato a tre anni di lavori forzati, nel ’41 viene nuovamente imprigionato e internato in un manicomio, dove morirà di fame nel febbraio del ’42, all’età di trentasette anni. Nel suo diario scriveva: “Io non sopporto le persone che riescono a parlare per più di sette minuti di fila”.

 

 

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