6 -7 settembre 2022
Speciale Arie
Fra letteratura e filosofia

l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la Libreria Iocisto
A partire da brani di Italo Calvino e di Emmanuel Carrère, filosofi e letterati – invitati a uno stesso tavolo – avvieranno un percorso all’interno dell’universo letterario che si configura al tempo stesso come riflessione su grandi temi filosofici.
I primi due appuntamenti del ciclo saranno dedicati rispettivamente al rapporto fra lo scrittore e il mondo, a partire dal tema della leggerezza, e alla natura della scrittura, intesa come spossessamento.
martedì 6, Maurizio Ferraris e Silvio Perrella;
mercoledì 7, Bruno Moroncini e Titti Marrone.
A partire da Calvino: lo scrittore e il mondo

Forse stavo scoprendo solo allora la pesantezza, l’inerzia, l’opacità del mondo: qualità che s’attaccano subito alla scrittura, se non si trova il modo di sfuggirle. In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa. L’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo, che vola coi sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo sul volto della Gorgone ma solo sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo. Ecco che Perseo mi viene in soccorso anche in questo momento, mentre mi sentivo già catturare dalla morsa di pietra, come mi succede ogni volta che tento una rievocazione storico-autobiografica. Meglio lasciare che il mio discorso si componga con le immagini della mitologia. Per tagliare la testa di Medusa senza lasciarsi pietrificare, Perseo si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole; e spinge il suo sguardo su ciò che può rivelarglisi solo in una visione indiretta, in un’immagine catturata da uno specchio. Subito sento la tentazione di trovare in questo mito un’allegoria del rapporto del poeta col mondo, una lezione del metodo da seguire scrivendo (Calvino, Lezioni americane)
Intervengono: Maurizio Ferraris e Silvio Perrella


È da una vita che mi porto dietro questo sintomo. L’inspirazione mi riesce facile. Ampia, regolare. Le costole si distanziano, la pancia si gonfia, ho la sensazione che potrei continuare a riempirmi all’infinito. Solo che a un certo punto questa vasta inspirazione deve trasformarsi in espirazione, e l’espirazione è invece striminzita, ristretta. Troncata. […] Sì, perché inspirare, dice lo yoga, significa prendere, conquistare, appropriarsi, azioni che per me non rappresentano un problema: anzi, non so fare altro, e la mia gabbia toracica è proporzionata alla mia avidità. Espirare è un’altra cosa. È dare anziché prendere, è rendere anziché tenere. È lasciar andare. Molto tempo fa, quando ero agli inizi della carriera, ho letto per caso in un libro che mi piace molto, Passeggiate con Robert Walser, di Carl Seelig, un consiglio dato agli scrittori in erba da un certo Ludwig Börne, figura minore del romanticismo tedesco. […] «Prendete alcuni fogli di carta e per tre giorni di seguito scrivete tutto quello che vi passa per la testa, senza snaturarlo e senza ipocrisia. Scrivete ciò che pensate di voi stessi, delle vostre donne, della guerra di Turchia, di Goethe, del delitto di Fonk, del Giudizio universale, dei vostri superiori … e in capo a tre giorni sarete fuori di voi dalla meraviglia per i pensieri nuovi e mai sentiti che vi saranno venuti in mente. È questa l’arte di diventare uno scrittore originale in tre giorni».
Intervengono: Bruno Moroncini e Titti Marrone


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