
Il suicidio rituale di Mishima, avvenuto nel 1970, sta a simboleggiare la fine di un’epoca letteraria nipponica costellata di romanzi affidati sia all’élite intellettuale che alla massa. Lui stesso distingueva le sue opere “alte” da quelle “basse”, quest’ultime destinate ad un pubblico più vasto, quello dei giornali, un po’ come se fossero feuilleton. Qualche anno dopo la sua morte, nel 1976, diversi intellettuali si ritirano dalla giuria del Premio Akutagawa in segno di protesta, perché l’opera vincitrice aveva toccato, secondo loro, il punto più basso del decadimento culturale del Giappone. L’autore, Ryu Murakami, è giovanissimo, e il suo libro d’esordio è destinato a lasciare una traccia indelebile nella storia della letteratura giapponese, perché inaugura una nuova stagione: Blu quasi trasparente (che esce in Italia solo negli anni Novanta, recentemente ripubblicato da Atmosphere Libri) è l’affresco della quotidianità spericolata dei giovanissimi che si trovano a due passi da una base militare americana. Difficile definirlo un romanzo, è piuttosto una raccolta di episodi che possono essere letti anche separatamente. Per tematiche e contenuti oserei dire che anticipa di qualche anno l’esordio altrettanto dirompente di Tondelli. Il protagonista si chiama proprio Ryu: anche Murakami è cresciuto accanto ad una base militare americana: tale convivenza ha inciso sulla percezione dell’America proiettata nei suoi libri, ovvero una presenza disturbante, minacciosa, negativa. Anche gli elementi pop (penso alla Coca Cola, ma anche alle canzoni delle band del momento) assumono la forma inquietante del potere americano che invade e inquina. Il Giappone smarrito additato da Mishima si rivela in questo esordio di Murakami in tutta la sua carnalità: i protagonisti fanno sesso promiscuo, i loro dialoghi sono futili, metafora di una coscienza in corto circuito. E si drogano spesso e volentieri. Fin dalle prime pagine ci imbattiamo in una scena molto cruda: Ryu si fa iniettare l’eroina nel braccio e le descrizioni degli effetti devastanti lasciano costernati. La scrittura di Murakami è sensoriale, abbondano gli odori e le allucinazioni, e qui emerge un altro elemento di novità: il libro è diventato ormai una merce e non occorre più distinguere l’alto dal basso. Entrambi gli elementi li ritroviamo nel libro di Murakami e le generazioni successive di scrittori dovranno fare i conti con lui: la giovanissima Hitomi Kanehara e, in modo più esplicito, Natsuo Kirino e Banana Yoshimoto, vedono in lui un punto di riferimento. L’esplorazione del Giappone spietato e carnale di Murakami si fa più interessante quando ci accorgiamo che, in qualità di regista, ha portato sullo schermo i suoi stessi romanzi. Blu quasi trasparente, infatti, è diventato anche un film, seppure diversissimo dal libro. In Occidente Ryu Murakami è stato, purtroppo, oscurato dal suo più celebre omonimo. Ma speriamo che con la ripubblicazione dei suoi romanzi – come, a esempio, 69 e Piercing – ci si possa rendere conto della sua esistenza. La lettura dei suoi libri è fortemente sconsigliata ai lettori schizzinosi, magari alla ricerca delle farmacie letterarie. La letteratura, quando è letteratura, è conturbante e mai consolatoria.
Emanuele Cerullo
Emanuele Cerullo (1993) ha esordito nel 2007 con la raccolta di poesie Il coraggio di essere libero. La sua seconda raccolta di poesie, Il ventre di Scampia (2016), è stata adottata in diverse scuole napoletane ed è stata oggetto di tesi universitarie e seminari nei principali atenei campani.
Ha ricevuto diversi riconoscimenti per il suo impegno civile.
Attualmente insegna italiano e storia negli istituti superiori, lavora coi minori a rischio e scrive su giornali e riviste.
