Giornate della memoria, di Gigi Agnano

31 Marzo 2022

Gennaio 2022, Librellula n° 7

Il 28 settembre del ’43 era martedì.

Verso mezzogiorno dei simpatici giovanotti tedeschi dalla voce suadente, accompagnati da cagnolini giocherelloni, vollero venire di persona a casa di mio padre per comunicargli la vincita di una meravigliosa vacanza studio in Germania.

Il viaggio cominciava subito, anzi, bisognava affrettarsi (los! los!).

La prima tappa era verso Capua, su un pullman granturismo accompagnato da festose camionette e motocarrozzette; passaggio a piedi su un pittoresco ponte di barche al Volturno; infine, una cavalcata in treno, in un vociante vagone bestiame dotato di ogni comfort, persino di un cachepot di fiori di lavanda ed essenze mediterranee per i bisogni corporali.

Arrivato dopo una dozzina di giorni al villaggio turistico di Osterode (Bassa Sassonia), passando per il campo di smistamento di Wunstorf, fu subito chiaro che ci sarebbe stato da divertirsi: verniciare componenti di aerei era sempre stato il sogno di mio padre, da troppo tempo ammorbato da logoranti studi di Medicina.

Ad inizio e fine giornata, ci si intratteneva piacevolmente al bar, sorseggiando una tazza di un ritemprante consommé vegetale, preparato con sapienza da un’antica ricetta teutonica che prevedeva persino qualche patata sfarinata in decine di litri d’acqua calda.

Per equilibrare la dieta, poi, una volta a settimana, rinnegati i volgari piattoni di pasta al sugo di mammá, lo chef offriva una squisita pagnotta di pane di segale e qualche grammo di burro.

Era una merenda così buona che la divoravi tutta subito per evitare che qualche ingordo burlone, incurante della dieta, potesse fregartene un pezzo.

Nel villaggio – che bellezza! – non eri mai solo.

Persino le scariche di diarrea, dovute al sostanzioso regime alimentare, le condividevi con qualcuno al tuo fianco.

C’erano tanti allegri buontemponi con una gran voglia di scherzare.

Per esempio, la prima notte, mentre papà dormiva, gli fecero sparire una scarpa.

Che ridere!

Il giorno appresso a un piede aveva una scarpa, all’altro una fasciatura elegantissima, ma, nel contempo, assai pratica, in particolare nei giorni di pioggia e di neve.

Ovviamente si dormiva in graziose casette di legno in stile tirolese, su letti con doghe ortopediche, impreziositi da cuscini di fieno contro gli acari.

Appena arrivati, i ragazzi, rasati di fresco, volevano farsi dei selfie.

Ma un animatore del posto si prestò gentilmente per fotografarli tutti, uno ad uno.

Quello che vedete nella foto è il viso allegro di mio padre, a vent’anni, al suo primo viaggio di piacere lontano da Napoli.

Gigi Agnano

 

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