
A rifletterci un po’, uno è lettore da ben prima di imparare a leggere.
Per carità, lettori si può anche diventare: ho visto gente che non ha mai nemmeno ipotizzato di leggere un libro per decenni, e poi ne ha preso uno in mano per caso (una degenza, una immobilità forzata, un lungo viaggio per mare o qualsiasi altro motivo) ed è stato folgorato sulla via di Damasco. Anzi, i convertiti sono come in ogni religione i più integralisti, perché intrecciano un sentimento con una ben definita razionalità e abbracciano la fede con un impeto di particolare forza.
Eppure, il lettore istintivo è facilmente riconoscibile fin dalla prima infanzia. E’ la bambina o il bambino meno incline a distrarsi, quello che è capace di concentrarsi a lungo, magari a sognare. E’ la bambina, o il bambino, che si ferma di botto quando una voce comincia a raccontare una storia, e ci è dentro in pochi secondi, quando gli altri ancora corrono attorno al tavolo urlando e ridendo. E’ la bambina, o il bambino, che ha sempre una domanda ed è pieno di risposte, perché il lettore lavora. Il lettore è attivo.
C’è una differenza enorme nell’attitudine del fruitore di storie, nella varietà dei modi in cui le storie si raccontano. La lettura è la più vicina al racconto orale, che è la base di tutto, l’archè di ogni storia. Viene prima del mimo, della danza, della pittura, che vengono prima del teatro, del fumetto, che vengono prima (assai prima) del cinema e della TV, che vengono prima (quanto prima!) dello streaming. E’ una questione di digeribilità e di masticazione, se ci riflettete. Le immagini consentono di non immaginare, le figure, gli attori, i movimenti assorbono le differenze, sono oggettivi. Belli, bellissimi, certamente: ma che lavoro fa chi li ascolta o li osserva? Mica puoi vedere biondo chi è bruno, o grasso chi è magro.
Il lettore, figlio della bambina o del bambino che seduto a terra con le mani intrecciate sotto il mento ascolta la sua fiaba, invece lavora. Lavora tutto il tempo. Fa casting, direzione della fotografia, scenografia, regia, recitazione, costumi. Sceglie locations e orari in cui girare, per la luce. Sente sapori e odori, e il vento sulla faccia. Non può distrarsi, non può sonnecchiare, non può andare in bagno per poi ritrovare la storia uguale a com’è: deve lavorare, perché c’è una storia da costruire al cinquanta per cento.
I lettori si riconoscono, anche se sono un po’ gelosi del proprio lavoro. Dover incontrare un’altra immaginazione della stessa storia è arduo, in fondo; ma non ce n’è una giusta e una sbagliata, quindi tanto vale fare amicizia e chiacchierare, col perenne rischio della supponenza, che ne sapete voi di quant’è bello leggere, voi che fissate ebeti uno schermo senza mai entrare all’interno della storia.
I lettori si riconoscono, e si riuniscono nelle loro piccole cattedrali, dove un libraio officia il rito della scelta, contribuendo a richiesta con un sorriso o un consiglio. Quella resta la parte più bella, quando si ritorna a essere quella bambina, o quel bambino, che non vede l’ora di sedersi a terra ad ascoltare la nuova storia.
E ancora. E ancora.
Maurizio de Giovanni
Gennaio 2022, Librellula n° 7
A rifletterci un po’, uno è lettore da ben prima di imparare a leggere.
Per carità, lettori si può anche diventare: ho visto gente che non ha mai nemmeno ipotizzato di leggere un libro per decenni, e poi ne ha preso uno in mano per caso (una degenza, una immobilità forzata, un lungo viaggio per mare o qualsiasi altro motivo) ed è stato folgorato sulla via di Damasco. Anzi, i convertiti sono come in ogni religione i più integralisti, perché intrecciano un sentimento con una ben definita razionalità e abbracciano la fede con un impeto di particolare forza.
Eppure, il lettore istintivo è facilmente riconoscibile fin dalla prima infanzia. E’ la bambina o il bambino meno incline a distrarsi, quello che è capace di concentrarsi a lungo, magari a sognare. E’ la bambina, o il bambino, che si ferma di botto quando una voce comincia a raccontare una storia, e ci è dentro in pochi secondi, quando gli altri ancora corrono attorno al tavolo urlando e ridendo. E’ la bambina, o il bambino, che ha sempre una domanda ed è pieno di risposte, perché il lettore lavora. Il lettore è attivo.
C’è una differenza enorme nell’attitudine del fruitore di storie, nella varietà dei modi in cui le storie si raccontano. La lettura è la più vicina al racconto orale, che è la base di tutto, l’archè di ogni storia. Viene prima del mimo, della danza, della pittura, che vengono prima del teatro, del fumetto, che vengono prima (assai prima) del cinema e della TV, che vengono prima (quanto prima!) dello streaming. E’ una questione di digeribilità e di masticazione, se ci riflettete. Le immagini consentono di non immaginare, le figure, gli attori, i movimenti assorbono le differenze, sono oggettivi. Belli, bellissimi, certamente: ma che lavoro fa chi li ascolta o li osserva? Mica puoi vedere biondo chi è bruno, o grasso chi è magro.
Il lettore, figlio della bambina o del bambino che seduto a terra con le mani intrecciate sotto il mento ascolta la sua fiaba, invece lavora. Lavora tutto il tempo. Fa casting, direzione della fotografia, scenografia, regia, recitazione, costumi. Sceglie locations e orari in cui girare, per la luce. Sente sapori e odori, e il vento sulla faccia. Non può distrarsi, non può sonnecchiare, non può andare in bagno per poi ritrovare la storia uguale a com’è: deve lavorare, perché c’è una storia da costruire al cinquanta per cento.
I lettori si riconoscono, anche se sono un po’ gelosi del proprio lavoro. Dover incontrare un’altra immaginazione della stessa storia è arduo, in fondo; ma non ce n’è una giusta e una sbagliata, quindi tanto vale fare amicizia e chiacchierare, col perenne rischio della supponenza, che ne sapete voi di quant’è bello leggere, voi che fissate ebeti uno schermo senza mai entrare all’interno della storia.
I lettori si riconoscono, e si riuniscono nelle loro piccole cattedrali, dove un libraio officia il rito della scelta, contribuendo a richiesta con un sorriso o un consiglio. Quella resta la parte più bella, quando si ritorna a essere quella bambina, o quel bambino, che non vede l’ora di sedersi a terra ad ascoltare la nuova storia.
E ancora. E ancora.
Maurizio de Giovanni
Iscriviti alla nostra Newsletter per ricevere la Librellula e restare aggiornato sulle ultime novità, le iniziative e gli incontri di IoCiSto.