Febbraio 2022, Librellula n° 8

Ennio Guarnieri ha cinquant’anni, è un ex poliziotto buttato fuori dalla questura per una vicenda singolare: lui non è come gli sbirri cattivi che si vedono nelle serie tv, lui non è stato beccato con le mani nella marmellata; lui ci è andato incontro, al siluramento. Ha scelto di salire sul patibolo perché gli si è posto davanti il bivio ineludibile del conflitto morale. Guarnieri ha deciso di aggiungere per mano altrui la particella ex davanti alla propria qualifica professionale. (È anche un ex studente, un ex fidanzato, è sempre un ex qualcosa: la volatilità degli stadi che attraversa è propria di ognuno, ma lui se ne accorge, la sente e la subisce, tanto da sperimentare nostalgiche incursioni nel proprio passato da scolaro).
In questo nuovo romanzo di Raul Montanari, Il vizio della solitudine (Baldini+Castoldi), la storia comincia con l’ispettore Guarnieri che assiste involontariamente a quello che potrebbe trasformarsi in un omicidio, se lui non intervenisse. Svela le carte fin da subito, Montanari: qui si parla di scelte, si parla di legge e di giustizia, senza che le due cose debbano coincidere. Può essere la legge un sistema di regola fallaci applicate dagli uomini alle cose degli uomini, e la giustizia, invece, una sorta di coscienza universale, di dotazione genetica che ogni umano acquisisce alla nascita e irrobustisce lungo il percorso? In pratica, può la giustizia essere superiore – avere una qualità superiore e una dignità superiore – alla legge? Questo Montanari non lo sa, e neanche il suo Guarnieri, ma la domanda è ineludibile, così com’è inevitabile che dal conflitto si esca dilaniati. E così succede per l’ispettore, che ha messo il naso dove non doveva. Quella a cui ha assistito era un’esecuzione, i boia erano membri della misteriosa organizzazione Han che si allestisce i processi in casa propria ed emette sentenze seguendo il proprio codice. Un codice molto diverso da quello usato nei tribunali legali.
Si è messo nei guai, Ennio Guarnieri, che viene contattato – pedinato, spiato, assillato – da un membro di Han, Ric Velardi, il quale potrebbe essere un tiepido faro nel suo percorso di autodeterminazione, ma è molto tiepido, e soprattutto agisce per il proprio vantaggio, o meglio: per la propria salvezza. A chi credere? Chi stare a sentire? La risposta è semplice ma è terrificante: la propria coscienza. Se solo fosse permanente, se solo non fosse sempre, anche lei, un’ex qualcosa.
Guarnieri si è messo nei guai, dicevamo, e non tanto perché i tipi di Han sono tutti armati, assai franchi di cerimonie e incazzati con lui, ma perché il bivio, la scelta morale, gli si porrà davanti ancora molte volte. È questo il suo inferno, un vasto territorio della mente dove i riferimenti sono scarsi, del tutto arbitrari e ci si perde a ogni passo. Basterà la calorosa intromissione di una bella ragazza, Greta, a rischiarare l’animo dell’ex ispettore, a rasserenare le sue giornate? Ovviamente no, ma addolcirà la pena, rendendola ancora più tremenda.
Montanari riesce a incidere e a ferire, la sua storia è un percorso tangente all’interrogativo filosofico dalla prima all’ultima pagina: eppure è una storia avvincente, un’ottima storia che offre dell’ottimointrattenimento. Chi vorrà, potrà godere anche solo di quello.
Stefano Piedimonte
