Librellula n° 12

Annie Ernaux, Gli anni (L’Orma Editore)
“Mi sono appoggiata alla bellezza del mondo/e ho tenuto l’odore delle stagioni tra le mani”.
Come salvare l’immagine di quella bellezza, in che modo ricordarla a chi l’ha contemplata con noi o consegnarla a chi non l’ha mai vista? Come trattenere l’odore delle stagioni, che consente di distinguerle le une dalle altre?
Annie Ernaux, con questo straordinario romanzo, “va oltre la memoria autobiografica” che la caratterizza negli altri suoi scritti, per realizzare una “sorta di autobiografia impersonale” in cui il “noi” prende il posto dell’io. La scrittrice si guarda dentro, va in cerca dei ricordi, delle fotografie, dei discorsi, delle situazioni, per proiettarle all’esterno, in modo da ritrovare il modo di vivere, le idee, l’immaginario, le passioni e le delusioni, gli oggetti, i cambiamenti individuali e sociali, avvenuti negli anni della sua esistenza.
La volontà è di “ricostruire un tempo comune (…), per restituire, ritrovando la memoria della memoria collettiva in una memoria individuale, la dimensione vissuta della Storia”.
Un risultato che raggiunge con le immagini che via via riemergono, con la sua scrittura limpida ed essenziale, poetica ed antiretorica, in grado di rappresentare ciò che siamo stati.
Soprattutto la scrittrice riesce a dare prospettiva temporale ai ricordi, a misurare il trascorrere del tempo, a superare il presente infinito che la memoria del web ha realizzato: una “memoria inesauribile” in cui però “la profondità del tempo” è scomparsa.
Letto ascoltando Avec le temps di Leo Ferrè.
Alfredo Petitto*
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