Tam Tam: “La vedova” di José Saramago, di Annamaria Cretella

29 Ottobre 2022

Librellula n° 13 – Ottobre 2022

 

José Saramago, La vedova (Feltrinelli)

Approccio José Saramago sempre in punta di piedi, con qualche titubanza, per il rispetto che porto alla sua incomparabile scrittura, sempre difficile da seguire a causa dei periodi lunghi, per la punteggiatura “sui generis”, per l’inutilizzo del virgolettato nei dialoghi, ma anche per i contenuti di riflessione, di analisi molto spesso filosofica. Ma la lettura de ”La vedova”, romanzo “classico”, quasi “ottocentesco”, scritto nel 1947 e pubblicato solo quest’anno in Italia nel centenario della nascita del Nobel portoghese, è senz’altro più agevole e, già dalla prefazione, mi trasmette tenerezza e ammirazione; e il timore di non essere capace di comprenderne a pieno le qualità scompare. In fondo mi trovo davanti ad un ragazzo di soli 24 anni che dà alle stampe questo suo scritto senza troppa convinzione; che accetta obtorto collo, anche per bisogno di soldi, che il titolo venga cambiato dall’editore nel più accattivante “Terra del peccato”, titolo che non rispecchierà mai il suo volere.

L’azione si svolge nella regione del Ribatejo, l’unica del Portogallo senza contatti con il mare e quindi relativamente chiusa. La vita scorre secondo l’alternanza delle stagioni e ci sembra di fare una passeggiata nella luce e nei colori della campagna. La protagonista, Maria Leonor, resta presto vedova ed è costretta a prendere le redini della casa, dei possedimenti, della servitù e dei figli, assistita da Benedita, sua cameriera personale, intrisa di un cattolicesimo bigotto e becero. La serva, che adora la sua padrona ai limiti del patologico, vorrebbe proteggerla da ogni insidia, ma finisce per essere deleteria per la povera Leonor, che  fluttua tra vaneggiamenti e realtà. Per fortuna in casa sono spesso presenti Antonio, fratello del marito defunto e il Dott.Viegas che riesce a prendersi cura dello stato psichico altalenante di Leonor, a volte spaurita, con un forte senso di inadeguatezza, altre volte donna volitiva che riesce a ben condurre con fin troppa energia tanto gli affari quanto l’educazione dei figli.

Nella descrizione di questi alti e bassi caratteriali di Leonor riusciamo a vedere i germogli di ciò che diventerà Saramago, l’autore di capolavori come Cecità o Le Intermittenze della morte, la voce narrativa personale del premio Nobel per la Letteratura, il fine cesellatore dell’animo umano, che scandaglia le emozioni e ogni piega della psiche, consegnandoci pagine tra le più profonde e universali della Letteratura di sempre.

Annamaria Cretella

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