Un angolo di Francia, di Doria Sannino: Annientare di Michel Houellebecq

30 Marzo 2022

Febbraio 2022, Librellula n° 8

Annientare, romanzo di desiderio, d’amore e di morte

Preceduto da un alone di mistero, protetto da un embargo tenacemente rispettato, la Befana ha portato ai lettori Annientare, il nuovo romanzo di Michel Huellebecq, pubblicato il 7 gennaio sia in Francia dall’editore Flammarion che in Italia da La nave di Teseo. “Editore di se stesso”, come lo ha definito Elisabetta Sgarbi, l’autore ha curato personalmente ogni aspetto dell’edizione semi pregiata, scelto il tipo di carta, la copertina cartonata, il capitello, il segnalibro colorato e imposto il silenzio su titolo e contenuto. La cornice di Anéantir, in una Francia che si appresta a entrare nel 2027, è la campagna elettorale per le elezioni presidenziali il cui candidato, Bruno Juje, politico di lunga esperienza e ministro dell’Economia, è direttamente inspirato a Bruno Le Maire che Emmanuel Macron nominò a maggio 2017 ministro dell’economia nel primo governo di Édouard Plilippe. Nella penna di Houellebecq, Bruno Juje è un economista molto competente ma anche protezionista convinto se si tratta di aggirare i vincoli imposti dall’UE per consolidare l’economia del suo paese. Il privato è invece un fallimento totale. Bruno è un uomo solo; non ha figli, “i bambini oggi non bastano più per salvare una coppia, piuttosto contribuiscono a distruggerla”. La moglie conduce un’esistenza nella quale non c’è posto per lui, lo ha tradito ed esposto a un umiliante scandalo pubblico. Tornare a casa dopo il lavoro è un’inutile sofferenza: meglio restare nell’appartamento che il Ministero mette a disposizione dei funzionari e farsi servire pasti frugali dal maggiordomo di servizio, rubando qualche scambio occasionale quando gli capita a tiro Paul Raison, solo come lui e separato in casa dalla moglie Prudence, fervente ecologista e vegana convinta (il nome è ispirato a Dear Prudence, non certo la migliore canzone di John Lennon, di cui il padre da giovane era un fan). Paul è uno dei più stretti collaboratori di Bruno. Ha una sorella molto credente, un cognato notaio disoccupato, un fratello parecchio più giovane che restaura arazzi e che non si è mai impegnato a conoscere davvero. Suo padre lo avrebbe voluto nei servizi segreti per la sicurezza interna, che aveva diretto fino alla pensione, ma Bruno aveva scelto la distanza, girando le spalle e lasciando irrisolti profondi nodi affettivi.
Nella pagina che precede il capitolo uno, Houellebecq mostra un disegno grossolano consistente in un accostamento di pentagono, cerchi e righe di testo in un alfabeto indecifrabile, sconosciuto ai sistemi di crittografia. Si tratta di un pop-up che ha interferito con siti per l’acquisto di biglietti aerei e prenotazioni alberghiere online. Cliccando su un punto qualsiasi della finestra, parte un filmato a inquadratura fissa di circa dieci minuti: una prateria di erba alta agitata dal vento sotto un cielo limpido. Nulla di preoccupante se non per l’enorme quantità di figure geometriche che si formano nel video e che fanno temere di trovarsi in presenza di hacker capaci di creare effetti speciali digitali ritenuti impossibili dagli specialisti del settore e pericolosi perché le loro motivazioni sono sconosciute. Il video è però sfuggito alla DGSI, la Direzione generale per la sicurezza interna che analizza le comunicazioni oscuramente minacciose che da alcuni anni invadono lo spazio pubblico. Il secondo video, tuttavia, non può passare inosservato perché, in una sequenza di inquadrature molto dettagliate e veritiere, propone l’esecuzione mediante ghigliottina di Bruno Juge, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, diventato anche ministro del Bilancio all’inizio del secondo mandato presidenziale.
Fin dalle prime pagine, dunque, Houellebecq sembra proporre al lettore un thriller tecnologico la cui suspense, anticipata dalle iscrizioni misteriose, spaventa con il video sulla falsa esecuzione di Bruno Juge, cresce con il reale attentato alla banca del seme danese, volutamente senza vittime, sgomenta con l’attacco alla nave portacontainer, realmente affondata, ancora senza vittime, culmina con il massacro di cinquecento migranti stipati su un barcone, silurato al largo delle Baleari. La matrice ideologica apre un ventaglio di motivazioni che dalla politica si estendono all’economia, alla logica di mercato, all’integralismo religioso e filosofico. L’unica certezza è che i terroristi del web intendono intralciare il funzionamento del sistema provocando il caos e che possiedono il know-how tecnico per riuscirci.
La tensione narrativa è però mitigata dall’altro filo che sottende il récit, più intimo, a tratti metafisico e con una punta di esoterismo: attraverso la malattia, Paul Raison entra in contatto con suo padre, colpito da ictus, e con sé, alle prese con un implacabile cancro alla bocca. Il dramma personale guida il protagonista- e il lettore – su un cammino più aderente alla realtà vera, fatta di relazioni umane autentiche, di affetti sinceri e discreti, di sensazioni ritrovate e di emozioni nuove tra le quali anche il sesso, insolitamente pudico per la penna di Houellebecq, ha il suo ruolo perché Paul riannoda il rapporto con Prudence. Quell’amore sepolto sotto la distanza e l’indifferenza riaffiora tenero, appassionato, dolcemente solidale. Il romanzo prende quindi la piega dell’elogio alla vecchiaia e lancia un appello alla compassione, “cum patior”, nel senso di empatia, comprensione per una condizione di fragilità che nelle poste di bilancio è soltanto un peso. La generazione che ha costruito alla grandeur della Francia va scomparendo, non è questione di pandemia e d’isolamento, “la vera ragione dell’eutanasia, scrive Houellebecq, è che noi non sopportiamo più i vecchi, non vogliamo neanche sapere che esistono”.
Per sottrarsi al chiodo fisso della malattia, Paul legge parecchio (ci sono belle pagine sulla letteratura), osserva la natura con lo sguardo di chi vede per la prima volta e l’ultima, sente la dolcezza nell’aria, scopre il valore della vita e senza rancore né rabbia. È questo che ce lo rende davvero umano. Anéantir è un romanzo meno corrosivo o profetico dei precedenti ma ugualmente fedele ai temi dell’universo houellebecquiano quali il declino dell’Occidente, la religione, la sessualità. Se in Sottomissione, pubblicato il 7 gennaio 2015, lo stesso giorno dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo, Houellebecq immagina il partito della Fratellanza Musulmana al governo dell’Esagono e in Serotonina (2018) sembra anticipare il movimento dei jilets jaunes narrando il disagio degli allevatori della bassa Normandia che si destreggiano tra la mondializzazione e gli assurdi vincoli dell’UE, nell’indifferenza delle élite urbane di fronte alla rovina delle campagne, Annientare è un romanzo di desiderio, di amore e di morte i cui personaggi evolvono dal cinismo iniziale verso un’umanità tenera e fragile, a tratti commovente, che avvolge il lettore. Certo, le 736 pagine non mancano di défaillances: alcune digressioni autoreferenziali rallentano il ritmo della narrazione, ma definirlo “piatto, incoerente e noioso” come scrivono Marie Sorbier, redattrice di Affaire e Johan Faerber, editore di Lettres Modernes Minard, mi sembra davvero ingeneroso.

Doria Sannino

 

 

 

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