Un angolo di Francia, di Doria Sannino: Il ragazzo di Annie Ernaux

19 Novembre 2022

Novembre 2022, Librellula n° 14

Il Ragazzo di Annie Ernaux

Nel numero di ottobre della nostra rivista, parlando dell’’attribuzione del premio Nobel per la letteratura ad Annie Ernaux, abbiamo anticipato l’imminente pubblicazione del suo ultimo libro. Il Ragazzo (Le jeune homme), apparso in Francia il 5 maggio 2022 per i tipi di Gallimard, è nelle librerie dal 9 novembre, edito dalla casa editrice L’Orma, nella traduzione di Lorenzo Flabbi.

Scritto alla fine degli anni ’90, Le jeune homme racconta la relazione che la scrittrice vive con A. uno studente di quasi trent’anni più giovane, che le scriveva da più di un anno e che desiderava incontrarla. Lei ne ha cinquantaquattro, è una scrittrice nota e discussa, contestata e amata, una scrittrice che inquieta. Ha in mente un progetto letterario ambizioso che esita a mettere nero su bianco. “ Spesso ho fatto l’amore per obbligarmi a scrivere”, dice nell’incipit del racconto, “ Speravo che il piacere mi desse la certezza che non esiste godimento superiore a quello di scrivere un libro”. È forse questo il motivo che la porta a invitare il giovane a bere un bicchiere a casa sua, dopo la cena al ristorante.

L’avventura diventa progressivamente un’esperienza creativa, l’amore diventa la chiave per un’analisi introspettiva che si spinge ben oltre la relazione. A. abita a Rouen la città in cui, negli anni sessanta, anche lei è stata studentessa. Nella stanza di A., gli accordi a tutto volume di She Lives in the Love Street e la voce di Jim Morrison la stordiscono di nuovo. Dalle finestre senza tende né imposte, i fari delle auto proiettano la luce sulle pareti e sul letto, un materasso a terra, dal quale le sembra di non essersi mai alzata da quando aveva diciotto anni, anche se in luoghi diversi, con uomini diversi, indistinguibili gli uni dagli altri. La stanza di A. affaccia sull’ospedale ormai dismesso da un anno. Lavori di rifacimento lo trasformeranno in sede per la prefettura. È in quell’ospedale che, studentessa diciassettenne, la scrittrice è stata trasportata d’urgenza per l’emorragia causata da un aborto clandestino. Una coincidenza sorprendente che vede come il segno di un incontro misterioso e di un’esperienza che deve assolutamente ripercorrere. Il passato si fa presente, il tempo è annullato e, con esso, la sua età. A. diventa il portatore della memoria, la chiave che le fa “rivivere tutte le età della vita, la sua vita” .

Ed è sempre dal flusso della memoria che scaturisce L’Événement (Gallimard 2000), pubblicato in Italia da L’Orma nel 2019, col titolo L’evento, nell’ottima traduzione di Lorenzo Flabbi.

Un esame di routine, eseguito nello studio di un medico, fa rivivere alla narratrice l’esperienza di quell’ aborto clandestino eseguito più di trent’anni prima.

Il ricordo sembra lontano ma l’événement resta radicato nella memoria, vissuto come un’iniziazione che deve esorcizzare attraverso la scrittura, raccontarlo nella violenta e crudele semplicità dei fatti, perché non è di lei che si tratta ma di una società intera, ammutolita dai tabù, anestetizzata dai falsi principi e seduta sui pregiudizi di classe. “ Trascinare l’interlocutore a vedere lo sconcerto del reale” è l’imperativo della scrittrice.

Smarrita e sola, la ragazza di allora ha nascosto per due mesi la gravidanza ai genitori, che ne sarebbero stati devastati, e alle amiche, che l’avrebbero giudicata una poco di buono. Ha cercato disperatamente una “faiseuse d’anges”, una mammana che la facesse abortire. È a Parigi, in rue Cardinet, che la narratrice troverà l’infermiera clandestina disposta a infilarle la sonda nell’utero. E sarà a Rouen, nella sua stanza di studentessa, in compagnia della ragazza con la quale la divide, che si ritroverà “seduta sul letto, con il feto tra le gambe”, vera “scena sacrificale”.

La pubblicazione de L’Événement fu accolta con molto imbarazzo dai critici letterari e nel silenzio della stampa: negli anni ’60 l’aborto clandestino era un tabù politico – sociale che era meglio nascondere sotto il tappeto. Annie Ernaux era intervistata alla radio, alla televisione, sulla carta stampata, le chiedevano di tutto tranne che di parlare di quel romanzo scabroso che, tuttavia, superò la barriera della pruderie e l’inerzia della politica.

Da L’Événement la regista Audrey Diwan ha tratto un film nel 2021, premiato con il Leone d’oro alla Mostra di Venezia.

Les Années (Gallimard 2008), Gli Anni (L’Orma 2015) è il quadro di un’epoca, il romanzo “sognato” di una vita, dal quale la scrittrice dichiara di non essere mai uscita: “Ce livre est devant moi”.

Se le prime frasi del prologo sono state scritte nel 1985, il progetto viene da molto più lontano. È alla fine degli anni ’60 “ punto di non ritorno”, che il suo sguardo si volge al passato e prende forma l’idea di raccontare la vita di una donna, dire il mondo e fonderli insiemeNon avevo vissuto davvero”, dichiara nell’intervista concessa Grégoire Leménager il 18 novembre 2021. “Soprattutto, a quell’epoca, non avevo gli strumenti di scrittura e di pensiero necessari. Avevo solo il desiderio”. Un desiderio che diventa immagine quando scopre il quadro di Dorothea Tanning, intitolato Anniversario: una donna nuda di fronte a una sequenza di porte socchiuse, metafora e filo rosso di Les Années. Il quadro guida la scrittrice nella ricerca formale che si preciserà di romanzo in romanzo: “Anche quando scrivevo altri libri, lui era lì intorno. A modo suo, li ha irrigati tutti”.

Ogni nuovo testo di Ernaux è un tassello dello stesso progetto, un’opera unitaria che seguendo il suo percorso di donna, dipinge l’affresco di un’epoca attraversata dalla storia. Nella narrazione, l’autrice non è in scena, la lascia ai fatti, perché sono gli avvenimenti che modellano l’esistenza. Gli oggetti parlano attraverso le fotografie: la foggia della pettinatura, una montatura di occhiali, la lunghezza della gonna, il tacco delle scarpe dichiarano uno stile di vita che si adegua, accompagna e segna il cambiamento.

La scrittura di Annie Ernaux è neutrale, “senza giudizio, senza metafore, senza paragoni romantici”. Il suo è uno stile “ lento, che non esalta né svaluta i fatti raccontati”, ma che, vivendoli, li osserva nelle loro forme come fosse l’etnologa di se stessa. È così che ama definirsi.

Doria Sannino

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